mercoledì 29 febbraio 2012

Frasi che lasciano senza fiato: Emily Dickinson

Non c’e’ bisogno di essere una stanza per sentirsi infestati dai fantasmi, non c’e’ bisogno di essere una casa. La mente ha corridoi molto più vasti di uno spazio materiale ed e’ assai più sicuro un incontro a mezzanotte con un fantasma esterno piuttosto che incontrare disarmati il proprio io in un posto desolato. 


sabato 25 febbraio 2012

Bambini scomparsi



E' un tema che nessuno ama, soprattutto chi come me è genitore. Non parlarne è come esorcizzare qualsiasi possibilità che possa accadere a noi e soprattutto non occuparci del caso, o meglio dire dei "casi" terrà lontana un'eventualità che al solo pensiero ci fa mancare il respiro, ci fa accapponare la pelle, ci fa capire cosa sia la vera disperazione, il tormento e la paura. Parlo dei bambini scomparsi, molti di voi avranno di certo sussultato, altri avranno smesso di leggere ma non possiamo fingere che ciò non avvenga ogni giorno nel mondo e che in questo stesso istante, in cui io sto scrivendo tanti, troppi bambini  vengono strappati all'amore dei loro cari, altri vengono venduti dagli stessi genitori e altri ancora "raccattati" per strada come fossero materiali di scarto gettati nell'immondizia.
Ogni tanto do un'occhiata ai vari siti e tremo dinanzi a chi oggi "avrebbe" o "ha" cinquant'anni. Come può un genitore sopravvivere per tanto tempo senza sapere cosa sia veramente accaduto al proprio figlio? Molti vengono venduti a coppie ricche che non possono avere figli, altri sono "smerciati" sui mercati internazionali degli organi, della prostituzione, della pedofilia, "ammaestrati" a una vita insana che distruggerà per sempre il loro avvenire. 
I genitori dei bambini scomparsi, soprattutto chi non ha la possibilità economica di assumere investigatori privati, vivono eternamente nel timore di non aver fatto abbastanza ma soprattutto si chiedono in cosa hanno sbagliato: "se avessimo vigilato meglio", "se l'avessimo tenuto stretto a noi" , "se gli avessimo impedito di andare ..." una vita fatta di se, di rabbia e di dolore che spesso porta alla depressione. Molti genitori di bambini scomparsi preferirebbero una tomba su cui piangere piuttosto dell'incertezza  e del vuoto. Altri si convincono che il figlio  sia felice e sereno tra le braccia di "genitori" amorevoli che lo cresceranno con le dovute attenzioni e le cure che spettano a tutti i cuccioli d'uomo.
Siamo abituati a storie che ci propinano i TG o altri programmi di investigazione, ma quei "casi" sono solo alcuni,  una piccola porzione della realtà. Nel frattempo tutte queste storie visibili ai più ci danno la possibilità di capire che spesso, troppo spesso, le indagini e le stesse leggi non sono adeguate alla tipologia di reato, di "situazione" che si viene a creare nel momento in cui viene rapito un bambino. Spesso le indagini sono superficiali, "provvisorie" soprattutto nei piccoli comuni dove gli operatori non hanno le strumentazioni e la qualifica adatta a tali eventualità.
I bambini sono sacri. Dovrebbero vivere circondati d'amore, in case confortevoli e con genitori capaci di farli crescere secondo le loro predisposizioni, cercando di renderli felici. I bambini non dovrebbero mai essere abusati, venduti, picchiati, violati, barattati, mercificati: MAI! e coloro i quali  pagano per comperare un figlio dovrebbero pensare che quel bimbo è il figlio di qualcun altro, coloro i quali pagano per comperare un organo al figlio ammalato stanno ammazzando il figlio di un altro e che ci sono PECCATI, che si pagano, sempre, credenti o meno, c'è una naturale forza che alla fine porta tutti alla resa dei conti.
Vi consiglio di dare ogni tanto una sbirciatina, anche se con il cuore in tumulto, in rispetto di tutti quei genitori che sono alla ricerca dei propri figli e per tutti quei bambini rapiti che ricordano ancora il suono della voce della mamma e il profumo della barba del papà ...

La ricetta della settimana

La frittata di patate, un classico in cucina che piace a grandi e piccini e che nonostante l'ora mi fa venire un certo languorino ...


Segnalazioni cinematografiche


Un successo ai botteghini francesi, da un solo giorno nelle sale italiane desta già curiosità e polemiche. Con la speranza che non si voglia strumentalizzare i temi trattati: interazione, inculturazione, acculturazione, umanità, fratellanza e diversità, soprattutto a fini politici. Quasi amici 
racconta le storie, sofferte e differenti, di due uomini che attraverso la solidarietà e l'amicizia riescono a divertirti e a ridere dei propri mali. Un film che sicuramente vedrò e di cui parlerò in futuro.

venerdì 24 febbraio 2012

L'intervista radiofonica è online



Amici miei eccovi l'intervista radiofonica. Abbiate pietà di me e siate clementi ... devo dire che mi sono divertita, è stata una splendida esperienza e ho anche riso tanto :)
Ringrazio ancora una volta Irene di Radio Emergenti per lo spazio, la gentilezza e per avermi sopportata mentre lei tentava di dirmi una cosa e io continuavo, interrottamente a parlare hihihi!!! Solo a me succedono certe cose :)

http://it.1000mikes.com/app/archiveEntry.xhtml?archiveEntryId=264748

Seguite le indicazioni: è facilissimo :)

martedì 21 febbraio 2012

Intervista radiofonica





Giovedì 23 febbraio alle 21:00, sarò ospite di t.1000mikes.com/show/radio_autori_emergenti per un'intervista radiofonica. Parlerò di "Libero arbitrio" e dei miei progetti futuri.
Se siete curiosi sintonizzatevi :)

domenica 19 febbraio 2012

Intervista ad Anna Giraldo

Nata in provincia di Mantova, nel 1972, la Giraldo è una girovaga, un'amante dei mari ghiacciati e degli inverni nelle città Nord europee. Golosa di cioccolata e appassionata cinofila ha deciso di scrivere e pubblicare una storia tutta sua nel momento in cui nessuna altra è riuscita ad attrarre la sua curiosità. Con i piedi ben piantati a terra, laureata in Economia e Commercio,  ha pubblicato "436"con Casini Editore nel marzo del 2011, uno degli esordi più promettenti del fantasy italiano che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico tanto da ottenere un seguito nell'arco di un anno ... uscirà il 27 febbraio Thunder+Lightning. Nell'attesa di scoprire se anche questo romanzo sarà un caso editoriale ho deciso di andare alla ricerca dell'autrice per porle delle domande e per cercare di scoprire delle  novità e devo dire che la Giraldo mi ha sorpresa non poco! Una donna decisa che sa vivere appieno il suo tempo e il suo spazio senza troppi grilli per la testa ... a voi le risposte ...



1.      Anna Giraldo ti ringrazio per aver accettato il mio invito. Libero arbitrio blog è felice di ospitarti e di raccontare la tua storia, le tue passioni attraverso le tue parole. Iniziamo con una domanda  che incuriosisce non solo me: hai una formazione tecnica, nulla a che vedere con le discipline umanistiche cosa ti ha portato verso la scrittura?

Ciao Caterina e grazie e te per la squisita ospitalità, ne sono onorata.
Anch’io mi domando spesso perché scrivo e finisco sempre per rispondermi che in realtà non ne ho idea. Negli anni passati ho coltivato alcuni hobby creativi, ma nessuno faceva davvero per me: potevo anche avere qualche dote al riguardo, ma non avevo la pazienza di insistere per migliorare e terminare i miei lavori. Lo facevo anche con la scrittura: per tanto tempo ho portato avanti una storia, una sorta di diario emotivo che rimarrà per sempre nascosto nei miei cassetti, con una tale pigrizia che non ho mai nemmeno trasferito i manoscritti su file.
Posso dire che scrivo perché mi piace, così come mi piace il mio lavoro. Faccio la consulente informatica e sono sempre a contatto con molte persone, mi piace ricevere complimenti per un progetto riuscito, mi piace studiare e documentarmi e, perché no, mi piace spostarmi nelle sedi dei miei clienti benché non si tratti di veri e propri viaggi, ma di semplici trasferte giornaliere, perché  ogni luogo ha un sapore, un colore, qualcosa da vedere anche se solo di passaggio… e poi il mio lavoro mi dà il sostegno economico per viaggiare, per andare in “trasferta letteraria” quando mi pare, per comprarmi tutti i libri che desidero.
Però molto spesso non vedo l’ora di tornare a casa per scrivere. A volte non tolgo nemmeno la giacca di dosso, altre volte mi ritrovo a dettare appunti al registratore vocale del cellulare mentre sono ancora in auto.
Amo entrambe le cose e se qualcuno, qualche tempo fa, mi avesse detto che avrei rinunciato a dormire per farle entrambe… beh, gli avrei dato del pazzo.

2.      Quanto la tua città ha influito sulla tua personalità individuale e creativa?

Io abito in un paese di seimila abitanti in provincia di Mantova e credo di non offendere nessuno dicendo che sono cresciuta portandomi dietro un certo retaggio provinciale. Nemmeno l’Università a Parma è riuscita a darmi una visione differente se non dal punto di vista della mia professione.
A volte ci sono cose che sembrano portare dolore e invece, viste nelle distanza, portano un gran bene. A me è successo attorno al 2000, quando, per una serie di coincidenze, ho perso in pochi mesi tutte le mie certezze. Si tratta di un dramma di poco conto, comunque, al quale ho applicato soluzioni in apparenza molto semplici: un viaggio Londra, un nuovo lavoro in Emilia, qualche nuova amicizia. Cose comuni che mi hanno aperto gli occhi, però, e hanno fatto di me una persona nuova e migliore.
Tutto questo per dire che la mia città e il mio background, all’inizio non trovavano posto in ciò che scrivevo, al punto che “436, il mio primo romanzo, è ambientato quasi completamente a Londra e la protagonista arriva a snobbare le sue origini italiane.
Poi le cose sono cambiate, forse anche grazie al fatto che il mio paese e miei compaesani hanno dimostrato interesse e stima per ciò che faccio. E ora nei miei romanzi e racconti c’è posto anche per la mia città, Mantova, e per i luoghi dove ho sempre vissuto. D’altro canto le mie esperienze degli ultimi anni mi hanno portato a sentire mie e ad amare anche realtà lontane come alcune capitali europee che ho avuto modo di visitare oppure bellissime località italiane nelle quali sto cercando di ambientare parte delle mie storie.
Cerco di non scrivere di ciò che non conosco, invece. Se proprio ritengo di doverlo fare, mi documento e studio molto prima. Mi sembrerebbe falso, altrimenti.

3.      Che funzione ha la scrittura per te? Credi che sia una “passione – capacità – talento” che possa influire positivamente sulla crescita del bambino?

Ho cominciato a scrivere da grande, avevo trentacinque anni. Mi domando sempre perché non ho iniziato prima.
Mi è capitato di fare incontri con i ragazzi della scuola superiore: a loro dico sempre che devono assecondare le loro passioni creative e non devono negarsi la possibilità di sognare. Non serve, è frustrante e controproducente.
Non sono un’educatrice e non so se e come la scrittura possa influire sulla crescita di un bambino. Ricordo la sofferenza alle scuole elementari, quando dovevo scrivere un tema: mi sentivo costretta, limitata. Ciò che mi bloccava era il convincimento di non poter veramente parlare di me, ma di dovere fingere e raccontare cose delle quali non mi interessava nulla. Non ho idea se il problema fosse soltanto mio, ma di sicuro, per ciò che mi riguarda, avrei avuto bisogno di educatori che mi insegnassero non solo a esprimermi, ma a esprimermi liberamente…

4.      Viaggiare, il vino e la cioccolata sono tentazioni a cui cedi volentieri, ci racconti dove vai, cosa scopri ogni volta con questi viaggi: nel mondo della degustazione e della gastronomia?

La città che amo su tutte è Londra… e la gastronomia laggiù, quando l’ho conosciuta più di dieci anni fa, era un tantino carente anche perché io avevo tanti limiti alimentari e odiavo andare al ristorante.
Ancora una volta sono cambiata. Londra è una mescolanza di etnie e ogni volta che ci vado scopro un nuovo ristorante, un nuovo sapore. E poi adoro il tè e ne faccio incetta, anche se devo ammettere che l’anno scorso a Stoccolma ho trovato infusi molto interessanti.
Mi piace molto girare l’Italia… anche solo per andare al ristorante. Quando il Lupo Rosso, la libreria dedicata al fantasy di Paola Boni, era a Padova, in occasione di una presentazione, ho scoperto in centro un ristorante delizioso, che frequento tutt’ora. Vale la pena fare un paio d’ore di auto per farsi coccolare un po’.
Anche il centro di Mantova, prezioso come un gioiello, vanta ottimi ristoranti.
In generale è difficile che non trovi un posto carino dove fermarmi a pranzo quando mi muovo per piacere o per motivi letterari: compensa i pessimi ristoranti nei quali finisco quando ho fretta sul lavoro ed scelgo il primo che mi capita a tiro.

5.      “436” un romanzo che ha avuto un grande successo e ti ha proiettato in un mondo tutto nuovo. Ci racconti la genesi e la sensazione che hai provato nel momento in cui hai completato l’opera?

La genesi di “436” è quanto di più sciocco si possa immaginare. Non mi andava di guardare la tv ed ero in un periodo di crisi da lettura, non trovavo libri interessanti, non mi piaceva nulla, allora ho cominciato a scrivere a computer qualche pezzetto di una storia che mi ronzava in testa da anni.
La storia era “436” e fino alla chiusura del penultimo capitolo ho pensato che non sarei stata mai in grado di portarla a termine.
Ho lavorato molto a questo romanzo, ogni notte per mesi e mesi, un po’ perché stava nascendo senza che io avessi l’intenzione o la tecnica per scriverlo, un po’ perché mi appassionava e man mano che facevo ricerche e mi documentavo, mi accorgevo che i tutti i tasselli andavano magicamente al loro posto, senza fatica.
Poi, quando ho messo la parola “fine”, ho avuto un istante di gloria,  non mi vergogno di dire che per due minuti mi sono sentita una grande scrittrice, ma già il giorno dopo stavo progettando revisioni e un nuovo romanzo: Thunder + Lightning.

6.      Esordiente, nuova a questo mondo l’ho già sottolineato nella domanda precedente: come hai fatto ad approdare alla “Casini Editore” in un universo editoriale così ampio e dispersivo?

Varcare la soglia del mondo dell’editoria, da ignorante quale ero, è stata una doccia fredda.
Le prime proposte a pagamento mi hanno messo in ansia: mi sono domandata se rifiutarle significasse non credere abbastanza nella mia opera, se stessi in qualche modo rinunciando a una buona occasione, forse l’unica…
Grazie al cielo ho resistito e ho scoperto il forum di Writer’s Dream e la sua utilissima lista di editori free. Ho inviato il mio manoscritto a molte case editrici e ho ricevuto due risposte positive, una delle quali era di Casini Editore.
Sono stata molto fortunata, ne sono consapevole, e sono grata al mio editore per avermi dato fiducia.

7.      Che rapporto hai con gli altri autori esordienti ed emergenti italiani? Sei una loro sostenitrice, leggendo le loro opere o ti tieni a debita distanza convinta che il vero talento risieda in pochi esclusivi casi?

Io credo fermamente nella condivisione.
Condividere in campo letterario significa conoscersi, leggersi, coinvolgersi reciprocamente in progetti, incontrarsi, discutere… aiutarsi a crescere.
Detto questo e dopo essermi tolta di dosso il retaggio da “libreria del centro commerciale”, ovvero “compro i libri esposti in vetrina e solo se hanno la fascetta con un record di vendite”, ho iniziato a leggere autori italiani emergenti ed esordienti. E ho letto cose belle e cose meno belle esattamente come capita leggendo i best seller. Ma di più, quando scopro un bel libro, pubblicato da una piccola casa editrice che non ha risorse abbondanti per assicurare un editing di qualità, so che ciò che leggo è tutto merito dell’autore, cosa che mi spinge ad ammirarlo ancor più.
Penso anche che sia molto bello, oltre che utile, cercare di promuoversi assieme. Amo i festival, le fiere del libro, i caffè letterari e tutto ciò che mi permette di venire a contatto con altri autori. Per questo motivo mi sono fatta promotrice di “Quistello in cerca… d’autore”, un’antologia locale che ha raccolto più di quaranta autori nel 2011 e vedrà una nuova edizione nel 2013, e da quest’anno faccio parte dei comitati organizzativi del San Giorgio di Mantova Fantasy e del Festival degli Scrittori della Bassa.

  
8.      Uscirà tra pochi giorni Thunder+Lightning. Cover accattivante, dark oserei dire, magnetica. Ci racconti qualche piccola chicca di questo nuovo romanzo?

Si sta parlando tanto di Thunder + Lightning e mi auguro di cuore che piaccia ai lettori che lo stanno aspettando.
È una storia che forse rifugge ancor più di “436” i canoni classici dell’urban fantasy. C’è un segreto da tutelare, ma questo segreto è in mano ai protagonisti già dalla prima scena. Tutto il romanzo è giocato su ciò che si sa e non si può o non si vuole dire, sul tacere anche dinanzi alle persone che ti amano e sanno capirti con un solo sguardo.
E poi c’è un eroe problematico e tormentato al punto da mettere in crisi le certezze della stessa protagonista.
C’è un clima freddo e invernale, una nebbia londinese e padana che in realtà è una nebbia nel cuore di chi non accetta di poter essere diverso ma comunque amato. Ci sono mostri che si materializzano e altri che aleggiano come fantasmi e c’è un dubbio che percorre ogni pagina di questa storia: chi è  il vero mostro?
Poi ci sono Mantova, Giulio Romano, i Gonzaga e il loro tesoro di opere d’arte, il Tamigi e il Po, la seconda guerra mondiale e le poesie d’amore di Paul Eluard, un’idea rubata a William Shakespeare e una “ispirata” da un racconto di Jorge Luis Borges e un bellissimo incipit tratto da una canzone dei Red Hot Chili Peppers, My friends.    

9.      Perché i lettori, in un periodo di crisi economica ed esistenziale, dovrebbero scegliere di leggere la Giraldo?

Dovremmo scegliere di leggere e basta.
Il mio lato egoistico, che mi sta sussurrando all’orecchio una semplice legge di mercato: “se non vendi nessuno pubblicherà altri tuoi lavori”, mi spingerebbe a insistere perché le persone comprino il mio libro magari a discapito di altri.
Però voglio concedermi di essere una sognatrice assoluta in questo campo. Leggere fa bene, sempre e in ogni caso. Ci sono tante possibilità per leggere senza spendere molto: le biblioteche, gli ebook, lo scambio tra amici, i gruppi di lettura.
E poi a differenza della tv, del pc e di tutto il resto della vita, leggere ha il nostro ritmo e i nostri tempi. Possiamo leggere ovunque: in treno, nella metro, in fila alla posta o dal medico, in pausa pranzo, dieci minuti la sera prima di dormire o dieci minuti al mattino prima di alzarci… e possiamo leggere pure alla toilette.
Leggere è darsi l’opportunità di vivere un’altra breve intensa vita. Provare per credere.

10  Per quel poco che trapela dalle tue interviste sembri una donna soddisfatta: hai un lavoro, una passione, amici e una personalità ben definita puoi dire ai giovani che vivono questo periodo storico così difficoltoso, decadente oserei dire, come devono muoversi per potersi costruire un futuro dignitoso? I sogni salvano ancora il mondo o bisogna essere più oggettivi e realisti?

Forse i sogni non salvano il mondo, ma di certo salvano l’anima. La negazione dei propri sogni è un suicidio virtuale.
Del resto è necessario essere pratici e realisti: dedicandosi esclusivamente all’arte si rischia di rimanere delusi e soprattutto di non riuscire a pagare l’affitto alla fine del mese.
La creatività si può applicare a tante cose: ci si può appassionare molto anche a un lavoro tecnico, farlo bene, sentirsi appagati.
Credo che non ci sia una formula uguale per tutti, è una questione di equilibrio e di ricerca, va cercato e perseguito ciò che ci fa stare meglio nel lavoro, nelle passioni, nella vita in generale.
Non si tratta di un percorso indolore, perché è possibile andare solo per tentativi, l’importante è non rassegnarsi mai.
 
11  Anna è stato un piacere averti con noi. Sei stata una compagna di viaggio versatile e disponibile. Torna a farci visita spesso e se vuoi lasciaci i tuoi contatti pubblici affinché i visitatori di LIBERO ARBITRIO BLOG possano fare una capatina da te di tanto in tanto.

Grazie mille, è stato un piacere anche per me.
Mi trovate su Facebook: sono sempre molto felice di fare amicizia con i miei lettori e di scambiare due chiacchiere con loro. Non ho ancora un sito o un blog, perché temo che mi manchi il tempo di aggiornarli costantemente, magari in futuro, chissà.



Intervista



Una nuova intervista mi ha vista ospite di Pensieri e parole in libertà, ad opera di  Libera Schiano Lomoriello.
Cliccate qui per leggere i miei sproloqui :)

venerdì 17 febbraio 2012

Libero arbitrio romanzo partecipa al DAY DEL BOOK







Il "Day del Libro" è un'iniziativa straordinaria ideata dalla 0111 Edizione destinata a tutti gli amanti della lettura: libri a prezzi stracciati, con sconti da far perdere la testa :) Domani avrete la possibilità di acquistare romanzi editi 0111 Edizione a condizioni vantaggiosISSIME e il mio libro è tra quelli scontati :)
Eccovi la scheda. Lo troverete Disponibile anche in versione stampa e in versione ebook o audiolibro su CD con GliScambisti (da 1,00 a 2,50 euro). Fatevi sotto :)


IL DAY DEL BOOK DI LIBERO ARBITRIO

lunedì 13 febbraio 2012

Per Carnevale

Lo studio mi sta assorbendo completamente e prima di rimanere senza energia vitale vi posto una ricetta per Carnevale nel caso non dovessimo più "leggerci" nei prossimi giorni! Così mentre mangiucchierete le vostre gustosissime "chiacchiere" con amici e parenti, a suon di scherzi e coriandoli, vi ricorderete anche di me :)


Nuova recensione per LIBERO ARBITRIO

Desidero ringraziare profondamente Giovanna per aver recensito "Libero arbitrio" per l'entusiasmo e per la positività con cui si è approcciata al mio romanzo. Non vi dico altro:

domenica 12 febbraio 2012

Il Tredicesimo Apostolo



Non mi fido molto delle series TV italiane, le trovo insipide, un calderone in cui gettano elementi di ogni genere, spesso che cozzano tra di loro, lasciando l'amaro in bocca.


 Il Tredicesimo Apostolo con Claudio Gioè e Claudia Pandolfi mi ha piacevolmente sorpresa, soprattutto per i temi trattati, solitamente molto ostici alla televisione e alla cinematografia italiana.


Una storia in cui non manca proprio nulla: bambini che lievitano, ragazze che incendiano i propri spasimanti nel mentre di un rapporto sessuale, adolescenti che piangono sangue e che dipingono il futuro, fantasmi che tornano dall'oltretomba. Tutto in una Roma clericale in cui la visione d'insieme è osservata in maniera oggettiva discernente il sacro dal profano, la realtà dalla fantasia, l'inconscio e il subcosciente relativo alle capacità della mente umana di superare alcune barriere.


C'è uno scontro tra fede e razionalità ma con l'ottica del rispetto reciproco, senza nessuna voglia di infangare l'una o l'altro e alla fine emerge che a sbagliare il più delle volte è l'uomo e non il ruolo o la veste che porta, anche se con conseguenze abominevoli in quanto se "l'abito non fa il monaco" a volte quell'abito ha molto più peso del monaco stesso.

La sorpresa sta  soprattutto nel fatto che  gli appuntamenti serali in TV ormai sono rari e mi risulta davvero offensivo  dover attendere tra uno spettacolo di Fiorello e un programma creato ad arte per potermi dire soddisfatta. Le programmazioni RAI e Mediaset troppo spesso sembrano essere destinati a cerebro lesi sotto effetto di morfina.

La critica non ha molto apprezzato "Il Tredicesimo Apostolo", sembra l'abbia trovato ripetitivo, scontato, un plot già "letto" troppe volte per essere considerato interessante o "nuovo".

Io da semplice spettatrice posso dire che anche se gli elementi sembrano ricordare milioni di altre storie (L'amore impossibile, il bene contro il male e viceversa, l'eroe che ha un viaggio da intraprendere, il prescelto, l'amico che diventa nemico e viceversa ecc ecc) l'interpretazione di Gioè è davvero apprezzabile e ho rivalutato anche la Pandolfi. Poi la scelta di non far "consumare" il rapporto d'amore risulta vincente e convincente, coerente alle scelte fatte. La location è azzeccata, le atmosfere sinistre, "parlanti" oserei dire, gli effetti speciali soddisfacenti,  e la storia (quella principale) descritta con pathos e con un profondo senso di angoscia esistenziale facilmente trasferibile al telespettatore.

Non sarò una professionista del campo ma visto lo share sono convinta di non essere l'unica a pensarla così. E poi per dirla tutta mancava proprio in Italia una serie che trattasse il paranormale e che conciliasse fede e ragione.


Il mio unito timore  è che possa esserci  un seguito che conduca a seguiti infiniti al punto tale da rovinare il mio attuale entusiasmo. Detesto i "dopo", anche dei film! ( Ad eccezione di Harry Potter ma quella è un'altra storia!) .

sabato 4 febbraio 2012

Quanti passi indietro?

Mi sento indignata e sofferente. Arrabbiata e vorrei tanto conoscere il giudice o i giudici che hanno deciso che "Il branco" non finirà in galera per lo stupro di gruppo. Se ne staranno belli e spaparanzati nelle loro case, i "maschietti super - uomini" che hanno creduto di fare bella mostra della loro virilità violentando una ragazzina, magari quella etichettata come "la facile" ... Ridendo: "Tanto chi le crederà ..."

E' già tanto difficile denunciare, subire gli sguardi e il giudizio altrui, perché bisogna ricordare tutti quei casi in cui la vittima è stata ghettizzata e in molti hanno sussurrato "se l'è cercata", in quante hanno perso amici e identità sociale,  quante sono dovute andar via ... e ora  all'umiliazione iniziale si aggiunge anche la beffa della "Assoluzione" giudiziaria  per i mostri ...

Eppure tutte noi, tutti gli uomini sani di mente, il mondo intero continua a urlare "Denunciate!!!" e oggi per la prima volta mi sono chiesta "Per chi e perché?".

Io non riesco più a "sentire", "percepire" l'Italia come MIA! Non riesco a sentirmi sicura, protetta, tutelata.Non mi viene garantito un lavoro, la dignità di guadagnarmi da vivere, di comperarmi una casa, di fare un figlio e non mi viene garantita neanche la mia sicurezza personale, l'illusione di credere che nessuno potrà mai farmi del male ma se dovesse accadere le autorità scoprirebbero il mio assassino, ingabbierebbero lo stupratore, mi tutelerebbero in tutti i modi ... ma così non è e non sarà ...

Dio non voglia: se qualcuno volesse uccidermi nessuno scoprirebbe il mio assassino (tranne se non lasciassi il nome di tale tizio scritto con il mio sangue sul muro contro cui verrei spiaccicata), se qualcuno mi stuprasse dovrei augurarmi di non indossare né jeans e né minigonna ma un abito considerato decoroso e magari il giorno dopo la denuncia vedrei il mostro passeggiare sotto casa mia e farmi strane allusioni ... e poi invece se io per disperazione o per "necessità" dovessi rubare una mela da un  supermercato perché affamata da morire mi vedrei scortata in gattabuia e con fedina penale sporca ...

Dov'è finita l'Italia dei Grandi? L'italia che ha ispirato artisti, maestri e pittori, che ha dato vita a uomini di cultura e di scienza che il mondo ci invidia? Dov'è l'Italia dei grandi combattenti?

Io non la riconosco ... io non la vedo più ed è come perdere una sorella, la parte più bella di sé ... 

mercoledì 1 febbraio 2012

Viaggio su Marte



Due anni per poter approdare su Marte. Un viaggio lunghissimo che condurrà astronauti di varie nazionalità in una spedizione che potrebbe anche risultare mortale. 
Anche chi come me è ignorante in materia ma, da "buon curioso" desiderosa capire e scoprire le cose, afferra perfettamente che un viaggio, lungo due anni comporta problematiche sia a livello fisico che psicologico. Rimanere chiusi in un cunicolo, perché per me di cunicolo si tratta, sarà anche una navicella spaziale "all'ultimo grido" con una capienza sufficiente a contenere un numero appropriato di persone, ma visto in maniera minuziosa in un programma RAI, mi è mancato il fiato: corridoi stretti, ermetici, anche la cabina piloti è compressa. Pensare di poter vivere in sei o otto in un mezzo come se fossero sottovuoto, nello spazio, impossibilitati ad andare altrove, impossibilitati ad uscire, sbattere la porta e urlare se qualcosa andasse male ... beh! onestamente mi spaventerebbe! Non si conosce la reazione della psiche umana in condizioni così "esasperate" perché si potrebbe anche arrivare all'esasperazione in un viaggio così lungo, con estranei, nel nulla assoluto con l'unica certezza delle direttive e del protocollo che hanno imparato a memoria.




Il viaggio verso Marte è lungo e difficile. Superare l'atmosfera marziana ancora di più, nell'impatto la navicella potrebbe esplodere ( i terrestri della NASA ci stanno lavorando). In più i raggi solari sono prepotentemente "violenti" con il suolo marziano. L'aria lì di giorno è più calda rispetto a quella terrestre, di notte si arriva anche a - 60 gradi,  la NASA invierà, prima del lancio della navicella con gli umani,  una navicella - casa - cupola (fatemela passare questa!) dove il  team di astronauti vivrà e si rifugerà una volta atterrati. Se la navicella - casa - cupola non dovesse atterrare nel luogo giusto, se dovesse schiantare al suolo, esplodere o perdersi nello spazio i terrestri su Marte sarebbero belli e fritti con ustioni mortali. In più c'è il problema del cibo. Per sfamare gli astronauti per due anni necessitano di ben 10 navicelle colme di pillole, acqua e cibo liofilizzato. Un dilemma  da non sottovalutare.




Lo spazio e l'ignoto ci affascina, ci fa sognare, ci da mete irraggiungibili facendoci sentire importanti, eroici. Abbiamo inventato di tutto, noi umani, abbiamo conquistato il mondo, fatto guerre, ci siamo uccisi fra di noi (e ancora lo facciamo) tutto risulta "già fatto". Abbiamo bisogni di nuovi stimoli, di nuove conquiste, abbiamo bisogno di sapere di "essere capaci", possibilitati all'impossibile per sentirci ancora utili. Dopotutto  siamo stati anche sulla Luna, adesso necessitiamo di capire perché la struttura di Marte è cambiata? Perché le bufere di sabbia sommergono l'intero pianeta nei momenti di intensa violenza? Perché l'acqua si è congelata e i mari hanno lasciato il posto a sterminati Canyon da far sembrare il nostro una gola - passeggio per formiche? 


E cosa più importante: anche la terra potrebbe subire l'evoluzione marziana? eheheh! Domanda da un milione di dollari!
La verità è che per queste spedizioni si spendono tanti ma tanti soldini, soldi che potrebbero essere utilizzati per sfamare gli affamati, per fare ricerche su malattie sociali e rare ma l'Uomo necessita anche di risposte ... Chi siamo? Dove andiamo? Esiste un'altra forma di vita nell'universo oltre la nostra?
Sembra che su Marte ci sia vita ... non esultate per vita intento batteri, virus ... anche se a pensarci bene anche noi siamo nati  da lì ...
Non ci resta che incrociare le dita e sperare che i terrestri arrivino su Marte sani e salvi e tornino a casa con belle notizie, in salute e senza strani "marziani" per la testa :)

Immagini che tolgono il fiato




Tolgono il fiato, vero? Un giro su internet e le emozioni si palesano attraverso tali magie :)