giovedì 22 novembre 2012

Avvistamenti cartacei del genere giallo storico.

Volevo segnalarvi l'uscita di un romanzo dalla trama molto intrigante. Devo dire che all'inizio sono stata catturata dalla copertina e successivamente leggendo il sunto mi sono detta che le potenzialità per poter essere un buon romanzo ci sono tutte. Elementi differenti si mescolano in una Pisa surreale  in cui il XVII secolo viene vissuto attraverso  una linea temporale parallela alla nostra realtà in cui gli accadimenti storici subiscono delle lievi trasformazioni/deviazioni rispetto a come siamo abituati a conoscerli noi. Se poi a tutto ciò aggiungiamo che la protagonista vede i fantasmi e, questo suo "dono" le è stato conferito da un fulmine che l'ha colpita da bambina, capirete da voi che questo libro è un vero e proprio baule pieno di sorprese ... chissà magari potrà essere una soffitta piena di bauli ma, sta  a noi lettori scoprirlo ... 
L'autore, Marco Bertoli, è nato a Brescia, figlio unico, si è trasferito a Pisa per motivi di studi dove si è sposato diventando padre di splendide donzelle. Laureato in Scienze Geologiche trascorre il tempo libero dedicandosi alla  letteratura e alla scrittura.
Il suo racconto "Nulla d'indecoroso" farà parte della raccolta antologica "365 Storie d'amore" della Delos Book .
Vi lascio la scheda del romanzo e la biografia dell'autore: fateci un pensierino :)






Autore: Marco Bertoli
Lancio:  giallo storico tra Pisa e la Lunigiana
Anno di pubblicazione: 2012
Genere: Narrativa
Legatura: Brossura
Pagine: 360
ISBN: 978-88-6019-605-7
Prezzo di copertina: € 13,00
Sinossi. In un XVII secolo molto simile a quello vero, tra Pisa e la Lunigiana, Debrena Mori, primo siniscalco dell’ufficio indagini speciali dei reali moschettieri durante il regno di Ugolino V della Gherardesca, svolge con perizia e freddezza la propria funzione. Un tempo, però, era stata solo una giovane donna del popolo, cieca ma capace di vedere le anime dei defunti. Manfredi Gambacorti, colonnello dei reali moschettieri e Franco Gentilini, mago giudiziario, entrambi funzionari investigativi, indagano su una serie di indecifrabili suicidi e su un omicidio altrettanto misterioso... un giallo in costume dove la Storia si narra con rigore.
Marco Bertoli è nato a Brescia nel 1956 da genitori lunigianesi. Dopo aver vissuto vent’anni a Cesena, si è trasferito a Pisa dove si è laureato in Scienze Geologiche. Lavora come tecnico di laboratorio al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Saggi di storia militare e gialli storici costituiscono le sue letture preferite.

martedì 20 novembre 2012

Premio Unia

Questo è un anno ricco di premi. Spero di meritarli davvero tutti. Questa volta sono stata insignita di tale onore dalle tre splendide donzelle di Lost in good books, niente di meno che con il Premio Unia. Naturalmente dovrò premiare altri sette blogs dopo aver risposto a sette domande "libresche" ... ma entriamo nel vivo del premio.





1) Qual è il primo libro che hai letto in assoluto?

Se escludiamo le fiabe rimane "Piccola principessa" di Frances Hodgson Burnett (L'autrice di Piccolo Lord e Il giardino segreto. Letti entrambi!). Fu la maestra dell'elementari  a rendersi conto che necessitavo di qualcosa di più "consistente" che delle solite fiabe visto che avevo imparato a leggere presto e che secondo lei avevo una fervida immaginazione che andava incanalata in qualcosa di costruttivo. Dopo aver letto il romanzo (aveva una copertina splendida!) fu davvero difficile separarmene. 

2) Hai mai fatto un sogno ispirato ad un libro che hai letto? 

Certo! Quello che ricordo meglio è quando sono diventata Rossella di "Via col vento" un romanzo che ho adorato durante l'adolescenza ... di recente ho sognato di essere Giovanna D'Arco, sicuramente a causa del romanzo "Giovanna e l'angelo" di Menzinger che sto leggendo di sera  prima di addormentarmi ...

4) Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio?

Una sola volta? Quando è morto Silente in " Harry Potter" per poco non mi prendeva un accidenti, e quando è morto Dita di Polvere in "Veleno d'inchiostro" ero così arrabbiata e delusa da non rivolgere neanche la parola  a mio marito. "Ti ho fatto qualcosa e non lo ricordo?" mi ha chiesto lui ... hihihi! Povero consorte!

5) Qual è il tuo genere preferito?

La narrativa contemporanea, classici, fantasy, thriller qualche noir anche se sto sperimentando come facevo durante l'adolescenza ...

6) Hai mai incontrato uno scrittore? 

Sì Antonio Ferrara. Di quelli famosissimi mi è mancato tanto così per vedere dal vivo Dacia Maraini ... mi viene da mordermi  i gomiti al sol pensarci!

7) Posta un'immagine che rappresenta cosa significa per te la lettura.








Ecco chi premierò:
Ringrazio ancora le amiche di Lost in good books per tanta gentilezza dimostratami :) bacini e alla prossima.

domenica 18 novembre 2012

Supernatural 7




Ho finito di guardare la settima serie di Supernatural dopo aver letto alcune recensioni negative in merito. Da premettere che non guardo la serie perché invaghita  degli attori (anche se il mio preferito è Dean) la guardo perché essa contiene tutto quello che io adoro: fantasmi, demoni, mostri, leggende, libri antichi, ricerca …e chi più ne ha più ne metta, quindi la mia recensione, più che positiva, non è abbagliata dal sorriso dei fratelli Winchester.
La settima serie riprende con  Castiel diventato Dio e Crowley il principe dell’inferno, mentre quest’ultimo riesce benissimo a reggere la sua condizione, Castiel incontra nell’immediato un grave, gravissimo problema: tutte le anime che ha ingurgitato per ottenere potere si dimenano, urlano, vogliono uscire dal suo corpo e Dean e Sam, con l’aiuto di Morte riescono a trovare una soluzione che, purtroppo funziona a metà … mentre buona parte delle anime tornano al Purgatorio, i Leviatani, i primi demoni creati da Dio, restano in Castiel e riescono a liberarsi in un lago, raggiungendo le tubature di un centro abitato infiltrandosi nel corpo degli esseri umani senza nessuna difficoltà. Inutile dire che uccidere tutti è la missione di Sam e Dean ma, non è così facile. Mentre i fratelli Winchester sono convinti che Castiel sia morto,  Crowley se la dà  gambe, sicuro che la situazione non farà che degenerare. Bobby cercherà di sostenere i due “figliocci”  nel fronteggiare  la scalata dei Leviatani che riusciranno a creare un vero e proprio circuito  per la dominazione del mondo ma, soprattutto per rendere gli esseri umani pasto “sano” per il loro appetito.
Non sto qui a raccontarvi ogni episodio (ce ne sono alcuni davvero esilaranti!) ma posso assicurarvi che l’inquietudine si taglia con il coltello, Dean diventa sempre più cupo, triste, autodistruttivo, desidera morire, detesta la sua vita, non pensa più al futuro, la grande batosta sarà la morte di Bobby e successivamente il ritorno dell’uomo sottoforma di fantasma. Chi non ha nozioni sull’argomento troverà interessante sapere che lo spirito quando si rende conto di essere tale e quindi non più in vita,  se non accetta di andare Oltre sarà destinato a diventare un fantasma maledetto e Bobby subirà questo cambiamento puntata dopo puntata.
Anche questa serie non è autoconclusiva , anche se i fratelli Winchester, dopo riti magici, pugni e calci, otterranno la formula per distruggere i Leviatani, Crowley balzerà dall'inferno pronto a far danni.
La settima serie finisce così com’è iniziata: il mondo è sull’orlo della distruzione, nella sesta serie a causa di un Dio vendicatore, arrabbiato non poco e nella settima a causa di demoni che considerano gli esseri umani inferiori alle zecche, solo cibo.
Molti semini sono stati sparsi nelle varie puntate: vecchi nemici che ritornano, vecchi rancori tra i due fratelli, angeli e demoni con ruoli diversi da quelli avuti nelle serie precedenti e, un bambino che promette di uccidere Dean …

È ufficiale: saranno trasmesse altre tre serie di Supernatural e nel voler essere eccessivamente propositiva desidererei profondamente che una fosse più “soft” meno impegnativa di quelle degli ultimi anni. Invece della solita storia “di peso” che regge il plot vorrei un viaggio in auto tra i due fratelli pronti a eliminare demoni e fantasmi nati dalle vecchie leggende  metropolitane, tanto per stare un po’ più tranquilli … perché io sono qui a chiedermi come morirà Dean, se finalmente Sam lascerà che le cose accadano e basta e se Supernatural terminerà lasciandoci con un grande interrogativo o con la morte di entrambi i Winchester: sarebbe l’unico modo per far felice i due fratellini!


giovedì 15 novembre 2012

Giftaway + Intervista

Vi avevo già parlato di Romina Fantusi, del suo blog Il Codice di Hodgkin e del romanzo nato da un'esperienza dolorosa e difficile che Romina ha superato con grinta, caparbietà e ironia. Infatti è stata propria questa sua peculiarità a colpirmi tanto. Mi sono avvicinata al suo blog con passo felpato, quasi disturbassi, per poi iniziare lentamente a lasciare commenti e, Romina è stata sempre gentile, disponibile, attenta non solo con me ma verso ogni nuovo ospite. Tra noi due è nata una vera e propria simpatia, mi sembra di averla sempre conosciuta e così quando mi ha chiesto di leggere e recensire il suo romanzo Il Codice di Hodgkin edito Effigi editore   mi sono sentita orgogliosa e onorata di tale richiesta ma, non pensiate neanche un attimo che io sia stata "buona" perché Romina racconta il cancro, sì! Racconta il cancro, no l'esperienza di qualcun altro con il distacco di chi non conosce, come l'analisi dell'osservatore no, Romina racconta di se stessa, un piccolo pezzo della sua vita e lo fa con una forza, una tenerezza, una gaiezza da trascinare il lettore in un vortice di emozioni e sensazioni contrastanti: si passa dal riso al pianto, dall'esultare all'imprecare, dal chiedersi "perché?"  al dire "finalmente!". E'  un libro molto bello che va letto e fatto proprio. E' un libro che racconta una parte di noi perché la storia di Romina potrebbe essere stata o potrebbe essere la nostra storia ...  è inutile credere che il cancro possa risparmia qualcuno, quando arriva, arriva e allora cosa si deve fare? Romina scrive nel suo romanzo, una cosa molto bella, dice che la differenza sta nel come si affronta la malattia e io sono convinta che abbia ragione perché a distanza di anni dall'esordio della malattia Romina è una donna che lavora, convive con Maschio Alfa (ormai più famoso di Brad Pitt) e scrive ... Romina ha una vita, degli amici e tanta tanta ironia da seminare ...
Per lei non ho voluto proporre il giveaway "Lo dico io per primo!", ho preferito fare qualcosa di diverso e quindi oltre a proporvi l'intervista che ho somministrato  all'autrice ho deciso di consentire a ognuno di voi di lasciare un messaggio qui sotto, uno che possa colpire l'autrice a  tal punto  da farvi scegliere come vincitore.
Potete scrivere un'esperienza personale, un pensiero, una frase estrapolata da un romanzo famoso, qualunque cosa che possa far emergere il vostro pensiero su un argomento così ostico e che ancora oggi veste i panni del tabù. 


L'intervista:


1.     Ciao Romina, grazie per aver accettato l’invito di “Libero arbitrio blog” e di aver messo a disposizione, per i lettori del mio blog, una copia del tuo romanzo. Iniziamo subito con le domande: quanto coraggio ha richiesto la stesura de “Il Codice di Hodgkin”?

C’è voluto tutto il coraggio che sono riuscita a mettere insieme da quando ho concluso la chemioterapia, nel marzo 2006, a quando ho aperto il blog, nel dicembre 2010. I quattro anni e mezzo intercorsi tra questi due eventi sono serviti per subire i contraccolpi psicologici, per metabolizzare l’esperienza del linfoma e per capire che avevo accettato la malattia meno di quanto credessi. Quando ho realizzato che finché non avessi cercato di scendere a patti con l’accaduto non sarei mai veramente guarita, allora ho iniziato a scrivere. Io dico sempre che il coraggio non è qualcosa che fa parte del modo in cui ho affrontato la malattia. Il coraggio si dimostra scegliendo tra una strada pericolosa e una più innocua. Io non ho potuto scegliere se essere malata o no, se curarmi o no. La stesura del Codice, però, credo che abbia richiesto coraggio. A quel punto, tutto sommato, una scelta l’avevo. Al grido di “se fa male, fa bene” mi sono imposta di raccontare, prima di tutto a me stessa, quello che avevo passato. Mi sono costretta a riviverlo. Non è sempre stato facile. A volte, dopo aver scritto di momenti particolarmente dolorosi, episodi che mi ero imposta di fingere di dimenticare, mi ritrovavo sudata, tremante, in lacrime e sconvolta. Questo stato d’animo si protraeva per un paio di giorni poi, improvvisamente, iniziavo a sentirmi leggera e libera. Immagino che sia stato un po’ come nei film di guerra, quando i soldati si cauterizzano le ferite da soli, con la polvere da sparo: è un dolore che ci si infligge consapevolmente e autonomamente, ma serve a stare meglio.


2.     Tu sei una blogger molto amata e apprezzata. Il tuo blog è seguito da molti navigatori. Secondo la tua esperienza da cosa deriva tanto successo?

Confesso che per me è stato per molto tempo un mistero perché i concetti “Romina” e “popolarità” non sono mai stati compatibili nella stessa frase. Da quello che mi dicono, comunque, dipende da un insieme di fattori. Tanto per cominciare, credo in parte lo si debba al fatto di trattare un argomento come il cancro con ironia. L’ironia ha permesso a me, quando ero malata, di ridere del mio linfoma - e quindi di averne meno paura - e permette a chi mi legge di accostarsi all'argomento con un po’ più di serenità. L’altro fattore che sembra incidere, è che vivo il mio quotidiano con estrema attenzione e mi capita spesso di raccontare episodi, specialmente tra me e il mio compagno, che capitano veramente a tutti ma che rischiano di passare inosservati. Io, invece, tendo a notarli e a trovare il modo di riderci e impararne qualcosa. Questo fa sì che anche chi mi legge possa dire “Hey, ma questo è capitato anche a me!” e a quel punto iniziano a raccontare attraverso i commenti e, il più delle volte, finisce che ci facciamo un sacco di risate insieme.

3.     Molti post scritti per il blog sono diventati capitoli del tuo romanzo, l’avresti mai detto o hai sorpreso te stessa quando hai capito che una sorta di “scaletta” l’avevi già creata ancor prima che si delineasse in te la possibilità di dar vita a un romanzo?

Ho sempre amato scrivere e desideravo pubblicare un libro in cui narrare la mia storia già da prima di aprire il blog. Ma pubblicare un libro era un sogno troppo ambizioso, per me. Troppo speciale. Talmente intimo che mi vergognavo anche  a confessare che lo custodivo nel mio cassetto più caro. Non credevo che si sarebbe mai realizzato e così già aprire il blog per me era un grande traguardo. Poi, un giorno, senza un vero motivo, ho iniziato a raccogliere i post, a rielaborarli, ad integrarli dove necessario, a dare loro un ordine cronologico che venisse però spezzato da racconti più sdrammatizzanti. Probabilmente, data la difficoltà che ho incontrato nel raccontare certi episodi relativi alla mia malattia, è stato un bene partire dal blog. Mi ha consentito di avere un riscontro immediato che mi facesse acquisire sicurezza e di valutare l’ipotesi che forse, con il libro, si poteva fare un tentativo.


4.     Come hai vissuto la pubblicazione del tuo romanzo? Per te è una sorta di riscatto nei confronti della malattia o un modo per metabolizzare e per buttarti tutto alle spalle?

In realtà, l’ho vissuta come il momento in cui sono veramente guarita. E’stato straordinario. Insomma, ho sempre amato scrivere e sin da bambina fantasticavo sul pubblicare un libro, anche se non mi immaginavo certo di scrivere le mie memorie prima dei trent'anni  Poi, la vita mi ha portata ad un punto tale che il modo migliore e più sereno che avevo per guarire veramente dal cancro era realizzare il mio più antico, timido e intimo desiderio. E’stato incredibile. Nello stesso momento, si è chiusa una fase e ne è iniziata un’altra senza che tra le due ci fosse uno strappo o una chiusura. Si va avanti pur mantenendo un legame sano e sereno con il mio passato.

5.     Vent'anni: il cancro quanto ha cambiato la tua visione del mondo e della vita? Le priorità, gli affetti? I colori e il calore umano? Qual è la cosa che la malattia “ti ha dato” e quella che “ti ha tolto”?

Guardando alla mia vita e all'esperienza del cancro dal punto in cui sono ora, , il bilancio è molto chiaro. E’vero che quando ero giovanissima un anno della mia vita mi è stato portato via ed è vero che nessuno me lo darà mai indietro. E’vero anche che quando ti confronti con realtà così dolorose e crude quando sei molto giovane, la spensieratezza che si ha a vent'anni si dissolve. E’vero che non ha senso fingere che la chemio non abbia effetti collaterali a lungo termine e mentirei se dicessi che non mi secca fare le analisi ogni tre mesi. Però, la realtà è che ho avuto modo di imparare tanto. Ed ho imparato a vent’anni cose che forse, se non mi fossi ammalata, non avrei imparato nemmeno a cent’anni. Ho imparato a vivere con attenzione senza farmi prendere dal vortice di ritmi e modelli improponibili ma apparentemente irrinunciabili che ci sottopongono. Riesco sempre a prestare attenzione alle piccole cose e questo mi fa rendere conto di quanto sia incredibile, straordinaria, romanzesca e avventurosa la mia vita.


6.     Nel tuo romanzo racconti il prima, ossia la fase pre – diagnosi , nel voler essere onesta, mi hai lasciata senza fiato, soffrivo con te e per te, quanto è stato doloroso non aver qualcuno che si battesse per te e che dicesse “Romina non sta bene per davvero, facciamo qualcosa!”?, e quanto conta l’esperienza e la professionalità del medico di base in questo caso? Cosa consigli a chi ci segue, se dovesse percepire che il proprio corpo sta per “tradirlo”, ma non riesce a capire in che modo?

Il mio grande errore è stato non ascoltare il mio corpo. Ero molto giovane e sfiancata da tutto quello che mi stava capitando, la tosse,il prurito, l’insonnia. Non ho avuto la forza di impormi. Il medico mi trattava quasi con una punta di disprezzo, mi reputava un’ipocondriaca. In casa nessuno mi dava ascolto. Ricordo notti e notti passate a piangere e picchiare i pugni sul cuscino ripetendomi “c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa che non va”. Il medico, pur di liberarsi di me, era arrivato a prescrivermi sonniferi e antistaminici da prendere contemporaneamente. Il tutto pur di non farmi fare le analisi. Il tutto pur di perseverare nelle sue teorie sull'esaurimento.  Il mio grande errore, per quanto non ero in condizione di fare altrimenti, è stato quello di non impormi e andare da un altro medico.


7.     Nel romanzo racconti la fase pre – diagnosi, la malattia conclamata e qualche piccolo accenno alla fase post – malattia. Non ti sei addentrata nel come e perché alcune persone hanno abbandonato la tua vita, come e perché altri ne siano entrati ( esempio Maschio Alfa! Credo sia diventato più famoso di Brad Pitt!), le scelte fatte dopo la malattia, è stata una scelta voluta, per tutelare le persone che ami o l’urgenza di raccontare i sentimenti e le sensazioni inerenti alla malattia erano più urgenti e quindi bisognosi di essere raccontati a discapito di altri?

Direi che è stata una scelta legata essenzialmente a ragioni di spazio. E’stato necessario lasciare fuori tanto di quel materiale che potrei pubblicare “Il codice di Hodgkin 2: il ritorno della cancer-blogger”. Non potendo inserire tutto, ho preferito raccontare in modo più approfondito la parte pre-diagnosi perché era quella che più avevo bisogno di tirare fuori. Sicuramente sarebbe stato carino anche raccontare di come ho incontrato Maschio Alfa (che ormai è lanciatissimo nel suo ruolo, tanto da farsi fare un grembiule da cucina con il suo nickname ricamato) e di come lui si ritrova  ad affrontare le conseguenze di una malattia che non ha vissuto perché all’epoca non c’era. Però c’era un lasso temporale particolare cui volevo dedicarmi e quindi mi sono concentrata su quello, per il post-terapie volevo solo che fosse chiaro che me la cavo alla grande!

8.     Nel tuo blog racconti la tua vita da precaria! Il lavoro, l’esigenza di realizzare se stessi, l’impossibilità di fare progetti a lungo termine in una realtà nazionale e internazionale piuttosto deludente, eppure sei una che non si arrende, che insegue i suoi sogni e che prova a realizzare grandi progetti, cosa ti spinge a credere nel futuro?

Le cose sono già abbastanza difficili senza che ci si arrenda. Insomma, essere precari ha delle implicazioni gravissime: di certo un mutuo non è il caso di accollarselo, quando in casa lo stipendio certo e sicuro è uno solo. Non parliamo poi dei figli. Fermo restando che è praticamene impossibile che ad una precaria che resta incinta venga rinnovato il contratto di ritorno dalla maternità, resta il fatto che, in ogni caso, le mamme che desiderano lavorare sono considerate il male assoluto. Non è normale. Non è normale che non avere un figlio sia una scelta dettata dalla paura di perdere il posto. La realtà è che non viviamo in un Paese che dà la possibilità ai giovani di costruire qualcosa. Non si tratta nemmeno più di fare sacrifici per arrivare ad una mèta. Non siamo nemmeno nella posizione di fare sacrifici. Potersi permettere un sacrificio sarebbe già un grosso passo avanti. E io parlo da persona comunque fortunata: nel mio essere precaria, salvo una parentesi durata 4 mesi, ho lavorato sempre, con interruzioni di pochi giorni. Maschio Alfa ha un lavoro stabile e ce la siamo cavata anche nei mesi in cui non ho lavorato. Ma, allo stato attuale delle cose, non è pensabile prendere in affitto una casa con una cameretta in più o in una zona diversa. Non è nemmeno il momento di allargare la famiglia. E’per questo che devo avere fiducia nel futuro: perché di certo non ci sarà nessuno ad averla per me.


9.      La malattia ti ha “spinta” a scrivere il primo romanzo, ad aprire un blog,ti ha resa la Romina di oggi. Continuerai a scrivere, al di là della malattia? E se sì che temi tratterai e a quale genere ti dedicherai?

In realtà, io scrivevo molto già prima di avere il blog, solo che non avevo intenzione di condividere. Di certo il blog andrà avanti ancora per molto, continuerò ad essere una cancer-blogger e continuerò a scrivere di molte altre cose. Quanto allo scrivere altri libri, be’, paradossalmente è più facile scriverli che pubblicarli, ma…speriamo bene!

10.                       L’ironia, ne sono pregni  sia il romanzo che il blog, ci racconti cos’è per te e che ruolo ha nella tua vita?   

E’semplicemente fondamentale. Con tutti i guai che capitano tra capo e collo, non sdrammatizzare sarebbe deleterio! Prendersi sul serio è pericoloso, rende persone noiose e sempre scontente. L’ironia consente di trovare sempre un motivo per sorridere quando le cose non filano lisce e di ridere alla grande quando invece vanno bene. L’ironia giova alla qualità della vita.

Il romanzo messo in palio dall'autrice.




Per partecipare:

  • Bisogna lasciare un commento di senso compiuto sotto questo post.
  • Bisogna essere lettori fissi del blog.( Per chi ha un blog altrimenti si può commentare comunque)
  • Bisogna lasciare il proprio indirizzo mail ( se vi disturba farlo o mi inviate il vostro indirizzo alla mia mail: liberoarbitriospinoff@yahoo.it oppure provvederete voi a sbirciare questo post di tanto in tanto in attesa della finale).
  • Il giftaway parte giorno 17  fino alla mezzanotte del 30 novembre.
Un gran in bocca al lupo a tutti.

mercoledì 14 novembre 2012

La rosa e il pugnale di M.P.Black

Eccomi dopo un periodo di latitanza. Dopo le recensioni a raffica dedicate a Halloween sono scomparsa del tutto sia sul blog che su facebook ma, è un periodo pieno di impegni: appena ieri ho terminato di frequentare il corso di scrittura creativa per professionisti (esperienza straordinaria, si è creato un gruppo solido a cui mi sono legata davvero tanto e con cui spero di poter collaborare in  futuro!), martedì inizio altri due corsi:uno inerente alla mia attività nel sociale, l'altro invece legato alla mia passione: i libri! Vi farò conoscere i risvolti. Nel frattempo: lavoro, famiglia e tutto quello che c'è intorno e dentro, naturalmente, mi prendono tempo, tanto tempo per non parlare dell'influenza che ha invaso la mia casa mettendo al tappeto me, mio marito e mia figlia, ovviamente l'unica che non ha avuto la possibilità di accoccolarsi sotto le coperte sono io  ... quindi capirete se la mia assenza è stata così marcata!
Ritorno con la recensione di un romanzo molto carino, che ho apprezzato per la semplicità ma soprattutto per la fantasia dell'autrice, anche se la trama non è molto originale la tecnica utilizzata e i personaggi meritano un'opportunità.
Ah! C'è un giveaway in vista e un'altra recensione, di un romanzo che ... meglio non raccontare  troppo :)







La Rosa e il pugnaleTitoloLa Rosa e il pugnale
AutoreBlack M. P.
Prezzo€ 12,00
Dati2012, 167 p., brossura
CuratoreMela S.
EditoreDomino Edizioni  (collana Le carte veline)





Trama:
Amélie Morel è una brillante studentessa di architettura e vive a Parigi.
Con un gruppo di compagni, e sotto la guida dell’affascinante professor Claude Rolland, partirà per Carcassonne, patria dei Catari, con lo scopo di effettuare uno studio sulla cittadella restaurata.
Amèlie è entusiasta, ma ancora non sa che al suo gruppo se ne unirà un altro, proveniente all’Università di Grenoble, e che uno degli studenti selezionati altri non è che Louis, il suo ex ragazzo.
Fortunatamente, Amélie farà subito la conoscenza del bello e misterioso Jean, che rapirà il suo cuore. A Carcassonne, però, ritorneranno a galla gli incubi del suo passato e lei si vedrà costretta ad accettare il suo destino: quello cioè di comunicare con gli spettri per aiutarli a raggiungere la Luce. Nel vetusto albergo in cui alloggia, Amèlie verrà tormentata dal fantasma di un uomo che non le dà tregua, ma molti altri spettri inizieranno ad apparirle, con il loro aspetto orribile e le continue invocazioni di aiuto.
Amèlie, disperata, cercherà conforto tra le rassicuranti braccia di Jean, ma dovrà vedersela anche con Louis, sempre più geloso del loro rapporto, e finirà coinvolta in un complicato triangolo amoroso.
Con l’aiuto della sua carissima amica Fleur, tenterà di capire come aiutare lo spettro che la tormenta, e anche di trovare un significato alla presenza, nell’albergo, di innumerevoli quadri raffiguranti una rosa trafitta da un pugnale.
Giorno dopo giorno verrà a galla una verità sconvolgente, legata anche ai Catari e al loro leggendario tesoro, e che condurrà Amélie al confine tra la vita e la morte.




Recensione

M.P. Black è un'infaticabile tessitrice di storie, in pochi anni ha dato alla luce la trilogia di: "Lisa Verdi", "I guardiani delle anime. La maledizione della regina", "La rosa e il pugnale" e come se non bastasse "I viaggiatori del tempo. La pergamena perduta" risultato di un progetto didattico destinato ad alunni delle scuole medie. Se la Black sia o meno umana,  non sarò io a dirlo anche se il dubbio inizia a sfiorarmi ma, l'intenzione di contattare un investigatore privato (magari elfo) sarà una delle mie prossime mosse. 
Finalmente in questa storia la Black esprime il suo vero potenziale, sviscera senza troppi indugi il suo grande e vero amore: ossia il romance in chiave storico e horror. L'autrice si spinge un po' più in là nella storia d'amore tra la protagonista e i due "spasimanti" conferendo al romanzo una vena più sensuale dei quelli precedenti.
La storia di Amélie ricorda, in alcuni punti, quella di Ghost Whisperer, anche se "il dono" di Amélie rispetto a quello di Melinda si manifesta  in maniera più cruda, dark, horror: odore di sangue marcio, carne che precipita a brandelli,  morti stile zombie  e tra tutti lui: Lucifero, il Male assoluto che ancora una volta prova a "raccattare" qualche anima, magari quella "eletta" come se ciò potesse rafforzare in qualche modo la conca dell'inferno. 
Ancora una volta M.P. Black si destreggia tra vari personaggi, commettendo però l'errore di stereotiparli  (i buoni sono tutti belli e i cattivi quasi tutti brutti o goffi) diventando troppo, troppo belli per essere veri ma, questo se all'inizi disturba successivamente con l'emergere della personalità dei vari individui fa assottigliare il cliché
Amélie scopre di vedere i morti e ciò non accade in maniera indolore, ogni volta sviene e con il passare del tempo verrà persino considerata pazza e strana, l'idea di grande professionista, che professori e colleghi avevano di lei scema al punto tale che anche lei vacilla un po'. A sorreggerla: la migliora amica (con uno zio medium!), l'ex fidanzato (tenebroso e imbronciato) e il nuovo spasimante (perfetto, un angelo). La storia si fa leggere, la scrittura è fluida, leggera, ricca senza essere pesante. M.P. Black dice e non dice le cose, le descrizioni appaiono quasi in penombra eppure fanno il loro benmeritato effetto.
Amélie subisce un'evoluzione lungo il suo percorso e insieme a lei uno dei personaggi matura, cambia e si innamora per davvero ...
Raccontare tutto quello che accade sarebbe troppo perché anche se la trama in apparenza è lineare l'intreccio è molto più complesso: le storie si intrecciano e il presente si lega al passato mentre la storia contemporanea precipita nella Storia, quella con la S maiuscola. Come sottofondo a questo slancio c'è Carcassone e il mistero dei Catari, scelta molto azzeccata: per una volta un romanzo che non tratta solo ed esclusivamente di  templari. Da questa cittadina splendida, che incanta, emerge un personaggio - spettro, uno dei migliori che l'autrice potesse mettere in piedi:  il visconte Raimond Roger Trencavel che con la sua storia di vita e d'amore fa davvero palpitare  i cuori dei lettori.
M.P. Black, in questo romanzo compie la stessa operazione avvenuta in Lisa Verdi, ossia "mette al mondo" un essere, una creatura che lascia il segno al di là dei protagonisti, personaggi che vivono di vita propria più di tutti gli altri e che fanno davvero interrogare il lettore. In Lisa Verdi questo personaggio era il principe Lìspoto. In realtà in molti aspettano un spin - off su questo personaggio. 
In "La rosa e il pugnale" esiste anche un "deus ex machina" che non ho apprezzato fino in fondo per la comparsa di un personaggio "celestiale" che è balzato alla storia  "magicamente" come se fosse stato messo lì per caso ... tranne se M.P. Black non ha già in mente un seguito.
Altri due piccoli appunti: questo romanzo è stato scritto in prima persona e l'autrice è stata bravissima, si è destreggiata egregiamente ma mi chiedo se un narratore onnisciente non avesse potuto dare una visione della storia con un raggio d'azione più ampio ... è una mia opinione personalissima visto che il romanzo si legge senza intoppi e le emozioni, positive e negative arrivano al lettore senza filtri.

"La rosa e il pugnale" è un romanzo riuscito, interessante, senza troppe pretese. Una storia leggera, che si può leggere in un fiato o a piccoli bocconi, nei sprazzi di tempo libero. E' un romanzo da leggere per liberarsi la mente e per rilassarsi. 
In più voglio ripetermi come con Lisa: M.P. Black ha una grande capacità narrativa, migliorata se possibile, che si esprime perfettamente nell'explicit : con i finali che scrive lei le si perdona davvero tutto!