giovedì 7 marzo 2013

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse (con questa recensione partecipo all’iniziativa “Un classico al mese” di Storie dentro Storie #2)


Classico modernoNon è facile per me recensire “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse per due motivi: prima di tutto è un classico e quindi bisogna approcciarsi alla lettura con le pinze,  seconda cosa l’ho amato per le prime cento pagine, sopportato per altre cento e detestato nelle ultime settanta. Il perché è presto detto.

Boccadoro è un giovane ragazzo lasciato dal padre in convento affinché un giorno diventi monaco. Il  desiderio nasconde un segreto di famiglia che l’uomo custodisce più per rabbia che per pudore. Il ragazzo accetta la scelta paterna in quanto è convinto che questa sia la sua strada e il suo destino, e che soprattutto  ne abbia le doti.
A riconoscere in ciò un grave errore sarà Narciso, il monaco che “getta lo sguardo al futuro”, che non ama nessun simile ma degli uomini conosce il cuore e i pensieri. Pensatore e asceta, è destinato a grandi cose.

Tra i due nasce un forte legame, Narciso si innamora del giovane tanto da imbrigliare se stesso per poter dare a quell'amicizia impari (lui è insegnante e suo superiore) la missione adeguata: ossia scorticare la pelle di Boccadoro e far emergere la sua vera natura di artista. Non senza fatica Narciso ci riesce, facendo ricordare a Boccadoro la madre e la sua infanzia, che era stata del tutto rimossa a causa delle scelte che i genitori avevano fatto per se stessi e per lui. Boccadoro aveva sublimato questa mancanza con la convinzione di dover ripagare il peccato della madre (era fuggita via abbandonando figlio e marito per tornare a una vita da girovaga) diventando monaco e quindi dedicando la sua vita a Dio.


anima e corpo
Quando la verità gli appare per quella che è scappa dal convento, dopo aver salutato l’amico e maestro Narciso e fugge con una donna sposata, che ben presto lo lascerà per tornare dal marito.
Boccadoro diventa un vagabondo, un perdigiorno che gira le terre della Germania alla ricerca  di se stesso, elemosinando, disegnando, uccidendo, raccattando, soffrendo la fame e il freddo. Conoscendo la disperazione e la peste. Ma più di tutto imparando ad amare le donne: ogni notte una diversa, ogni notte una donna che distrutta dal dolore lo abbandona per tornare dal marito (per giunta violento).


Per quanto il girovagare abbia il suo fascino, e Boccadoro cresca d’età in quest’avventura che  consuma gli anni della sua vita, quello che ho altamente disprezzato è il suo rapporto con le donne: Boccadoro è un dio in terra che tutti amano e che solo due donne riescono a rifiutare: una perché   contessa e quindi è costretta a scegliere l’onore alla passione, l’altra ebrea troppo addolorata dalla morte del padre per concedersi a un cristiano il cui unico scopo è quello di infilarsi sotto le sue gonne. Il rapporto di Boccadoro con le donne è impari: lui decide se tenerle o mandarle via, quando una di loro si innamora e vorrebbe tanto costruirsi una famiglia (cosa che lui le fa credere per un po’) non le dà neanche l’opportunità di esprimersi, mentre poi quando quest’ultima muore lui si strugge dal dolore in maniera spropositata nell'immediato, ma consolandosi appena voltato l’angolo.

Boccadoro riesce a diventare Maestro d’arte grazie a Mastro Nicola, un’artista che ha messo radici e che lo vorrebbe al suo fianco nella sua officina, e accasato con la figlia ma anche questa volta Boccadoro fugge: teme di perdere la libertà.
Nella sua vita riesce a portare a termine  tre opere, tutte e tre racchiudono il suo pellegrinaggio, la sua vita, quello che crede di aver appreso dai volti altrui. Boccadoro era partito con una meta: ricordarsi il volto materno e insieme ad esso cercare il volto della Madre Eva, ossia il volto che nell'angoscia  nel dolore, nella morte, nella gioia e nell'estasi hanno le stesse connotazioni. Non ci riesce, non gli riesce nulla  perché pensa solo al sesso e alle donne e perde ogni ragion d’esistere, e quando si rende conto che le donne lo rifiutano perché ormai sta invecchiando questo lo turba, lo turba a tal punto da volere una prova tangibile che gli costerà la vita.

La storia di Boccadoro è una storia interessante, ricca di annotazioni filosofiche. La differenza tra pensiero concreto e pensiero fatto di immagini è davvero sublime, come il distinguo tra l’uomo artista e l’uomo di pensiero che mette subito radici nella mente del lettore, ma la storia in sé è un continuo ripetersi, Boccadoro commette sempre gli stessi errori, non matura, non esiste evoluzione del personaggio, non ho notato una presa di coscienza, un risvolto della sua vita, una cementificazione del suo essere: più cresce, più va avanti, più è libero e più implode, basando la sua esistenza sulla sua capacità di dare piacere alle donne.

Il viaggio, che dovrebbe essere la parte affascinate per ogni lettore, a un certo punto stanca e ci si chiede: e adesso? Boccadoro sbaglia, sbaglia ad ogni percorso e ne esce sempre fuori grazie agli altri, perde la coscienza morale, ma sembra non volersene a male, fino a quando anni dopo incontra di nuovo Narciso e riinizia ad assumere prospettive infantili.

anima e corpo
Narciso invece è un bel personaggio: un uomo chiuso e solo, che lotta senza mostrare le cicatrici, che fa da maestro e da conforto per gli altri ma che a causa della sua intelligenza e della sua misticità è così lontano dagli altri uomini da non riuscire a costruire un rapporto d’affetti. Lui rispetta le persone, cerca di guidarle con la bontà e la sincerità del suo cuore ma non ama nessuno se non Boccadoro.
Un uomo che sta in alto ma che non giudica, che sostiene e ascolta, pronto al dialogo e nonostante la sua capacità “visiva” che non impone quello che sa.

Un bel romanzo per sviluppo narrativo, per potenza espressiva, coerenza dei personaggi ma prolisso nell’accentuazione di alcuni difetti di Boccadoro. E' del tutto insensato per me la scelta del pellegrinare se poi il viaggio non ha meta e non porta il viandante a crescere, ma a morire altrettanto disperatamente come sarebbe morto se fosse rimasto a macerare nel ruolo standard tanto disprezzato.
Il significato profondo del romanzo è palese: Boccadoro è l’apoteosi delle velleità umane, Narciso lo spirito, entrambi agli antipodi cercano la verità nella solitudine delle loro incertezze, ognuno trova pace in quello che è!
Il voler creare la spaccatura tra i due diversi elementi: Boccadoro: arte, passione, vita carnale, realtà, pericoli del mondo, e Narciso: misticismo, logos, ascetismo, mancanza di insidie del mondo esterno, portano l’autore a esagerare. Si arriva alla forzatura, alla negazione della simbiosi e della possibilità di trovare un punto di raccordo. (Esiste anche una via di mezzo!)
scrittore tedesco

Vale la pena leggerlo per quanto riguarda il rapporto tra i due uomini, un rapporto che supera il tempo, le distanze e le differenze. La tenerezza di entrambi sul letto di morte di uno dei due, fa davvero riflettere.

Come fa riflettere il concetto di arte e ascesi, natura e spirito, fra eros e logos. Se amate i romanzi favolistici in chiave simbolica questo romanzo fa per voi, altrimenti rimandatelo a un tempo in cui vi sarà più congeniale  una lettura che potrebbe lasciarvi con un senso di confusione e di incertezza.  

2 commenti:

  1. Che bello... lo usai anche per la mia tesi sul prog rock. Ma il migliore è Il giuoco delle perle di vetro.

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    1. Non posso dire di averlo amato profondamente, ha creato in me una spaccatura, non ho ancora deciso "quanto" mi sia piaciuto e "quanto" meno!

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