domenica 5 maggio 2013

Recensione: Le avventure di Pinocchio.Storia di un burattino di Carlo Collodi (con questa recensione partecipo alle iniziative: Io leggo italiano di La fede Librovora e Un classico al mese di Storie dentro storie)


Ho continuato a leggere in questi mesi di assenza, nonostante lo stress e il "traffico" in casa, causato da scatoloni e addetti ai lavori. Non ho letto con lo stesso ritmo con cui ho iniziato l'anno ma non credo che qualcuno abbia voglia di sentenziare questa mia mancanza, se di mancanza si tratta. Ho delle recensioni arretrate e detesto quando ho in testa tutto quello che ho letto con relative opinioni e non ho abbastanza tempo per districarmi tra le diverse faccende. Ma non ho un sostituto, una segretaria, qualcuno a cui delegare... dovrò provvedere hihihi!
Nel mentre della mia assenza ho notato che nella blogosfera sono accadute tante cose nuove, idee che fioccano a primavera, spuntano come fiori appena sbocciati, tornano come rondini ai loro nidi, c'è un gran fermento. Visto che l'estate è alle porte questa realtà, presto, subirà ancora una volta un rallentamento per via delle vacanze, dell'incontro con gli amici o parenti che torneranno da qualche parte (oppure saremo noi che andremo da loro!), qualche viaggetto, escursioni in montagna e al mare, ci impediranno di essere super presenti, ma è giusto che sia così, questo significa che viviamo per davvero e non solo in maniera artefatta...
Terminerà anche il mio corso di scrittura creativa sul racconto breve. Un altro mese e poi quest'esperienza verrà stoppata per riprendere a ottobre con una nuova tematica "La drammaturgia!" e sì, andiamo sul pesante! Non so se io potrò essere presente a ottobre, mi piacerebbe, ma gli impegni aumentano a dismisura. Sto combattendo contro il tempo per realizzare alcuni progetti e spero veramente di potercela fare!


CollodiPer il resto volevo iniziare con la recensione di Pinocchio di Collodi, letto nel mese di marzo, recensito al momento sarà un bel ricordo da portare a galla nel tempo, perché è stato il primo vero romanzo, con una storia articolata e impegnativa, che ho letto a mia figlia. Qualche capitolo ogni sera prima di addormentarci, un'esperienza davvero splendida che consiglio ai vari genitori. Devo dire che la mia pargola marziana spesso mi ha ripresa per via delle  differenze che si pongono tra la trasposizione cinematografica della Disney e il romanzo vero e proprio.
"Mamma non è il pescecane è la balena!"
"Mamma il naso non viene tagliato con l'ascia, si accorcia da solo!"
"Mamma, il gatto non perde le zampe!" e via dicendo...
Sembrano piccolezze eppure posso dire che su alcune cose sono rimasta basita, perché credevo davvero di conoscere la storia di Pinocchio per filo e per segno (come si suol dire!) e invece mi sono resa conto che alcuni episodi li ignoravo del tutto! 
Una lettura piacevole ma che non mi ha fatto impazzire, non so, mi aspettavo di più... un romanzato allegro, spensierato per bambini e invece più che un libro per l'infanzia mi è apparso come un romanzo allegorico, satirico, con una forte vena gotica che descrive le problematiche di una società precostituita e artefatta. 

L'edizione in mio possesso l'ho acquistata all'incirca sei anni fa a Tropea, su una bancarella. Mi ha attratto il prezzo (3euro) ma soprattutto il fatto che sia un'edizione illustrata e molto, molto colorata. Il blu e il verde sono i colori predominanti. Edita dal Gruppo Editoriale Brancato, in brossura, ha una copertina in cui appaiono la Fata turchina (con delle splendide labbra rosse!) il Grillo parlante (molto più alto del Grillo conosciuto dai più!) e Pinocchio con un'espressione serena sul volto (cosa molto rara da riscontrare in questo monello per eccellenza!).

La trama la conosciamo tutti: Geppetto, anziano falegname, costruisce un burattino e fin da subito capisce
che il pezzo di legno che sta lavorando ha qualcosa di magico. Terminato il lavoro il burattino inizia a muoversi e ben presto ha fame. Da qui inizia l'avventura dei due. Pinocchio fin da subito dimostra la sua indole egoistica da figlio indisciplinato, non gli sta bene mai niente e non riesce ad accontentarsi. Non ama le pere, rifiuta le bucce e i torsi, ma quando la pancia brontola non fa tante cerimonie e mangia quello che sarebbe dovuta essere la colazione del padre senza ringraziare minimamente. Per colpa sua Geppetto finisce in prigione e quando il burattino si brucia i piedi, perché stanco e inzuppato si mette dinanzi al caldano, sarà il povero babbo, tornato dalla prigione a rimetterlo in sesto. Pinocchio prova ad essere un buon burattino, cerca di essere ubbidiente e un bravo scolaro (per un po' ci riesce anche) ma poi cede, cede a tutte le tentazioni che gli si pongono sul cammino: il Gatto e la Volpe, il teatro delle marionette, Lucignolo e il paese dei Balocchi, svignarsela da scuola per andare a vedere il pescecane, vendere l'abbecedario per godersi uno spettacolo teatrale... ne fa davvero di cotte e di crude e sembra non imparare mai, si fida sempre degli stessi individui mascalzoni (Il Gatto e la Volpe) e delude profondamente sia il Babbo che la Fata turchina. Arriva naturalmente a un punto di svolta, dove il burattino discolo prende coscienza di sé e delle sue responsabilità, cresce durate "il viaggio" e diventa un bambino vero, un bambino in carne e ossa.

Pinocchio è un romanzo ironico ma anche grottesco, dove lo humor spesso si tinge di nero. E' un romanzo di formazione in cui il percorso del burattino diventa le tappe della crescita del bambino, dei suoi impulsi, delle sue esigenze e anche della sua rivoluzionaria voglia di andare contro tutti e tutti. 
Pinocchio Grillo ParlanteLa Fata turchina è un personaggio sorprendente, sorella all'inizio, madre successivamente cambia con l'evoluzione di Pinocchio, mentre il Grillo parlante a mio modesto parere ha un ruolo marginale rispetto a come l'ho sempre considerato negli anni, non ha una profonda funzione di coscienza se non in sporadici episodi. 
Il Gatto e la Volpe sono i mascalzoni, coprono buona parte del romanzo e davvero il loro agire influisce notevolmente sulla vita del protagonista, gli antagonisti che diventano sinonimo di conflitto, con il superamento del proprio egoismo, Pinocchio  riesce ad arrivare agli altri.

Il romanzo di Collodi  fa molto riflettere, la crudeltà di certi tratti fa  pensare a un romanzo violento, non differente dalle fiabe dei fratelli Grimm ma allo stesso tempo è romanzo "d'avanguardia" in quanto è stato scritto con una struttura e un registro linguistico popolare. In molte parti emerge il dialetto fiorentino per sottolineare situazioni di disagio o di humor.

La paura della morte che ha il burattino emerge in buona parte del romanzo e sarà proprio questa paura, legata alla perdita del Babbo che lo spingerà a dare il meglio di sé.

Bisogna riconoscere che Pinocchio è entrato prepotentemente nel linguaggio italiano anche attraverso
giochi e divertimento
concetti ed espressioni proverbiali: il lungo naso di Pinocchio e Pinocchio stesso sono sinonimo di bugia, Il Gatto e la Volpe espressione di furfanti e farabutti, il Paese dei Balocchi sinonimo di pacchia, il Grillo parlante sinonimo di coscienza. 

Un libro che va sicuramente letto, sia per i suoi lati positivi che negativi. Legati in maniera smisurata alla versione animata della Disney si fa davvero difficoltà ad accettare quello che è la "verità" di Pinocchio. Il suo naso cresce a dismisura quando dice bugie ma la prima volta che avviene la Fata Turchina è costretta a farglielo tagliare con un'ascia per riportarlo alle dimensioni naturali, cosa che non avverrà la seconda volta. 
Geppetto finisce nella pancia di un pescecane e no di una balena. Pinocchio "appena nato" uccide il Grillo Parlante. Il Gatto e la Volpe fanno una fine un po' macabra, per non parlare di Lucignolo. Pinocchio rischia di essere mangiato da un pescatore perché scambiato per un pesce.



AllegriaLeggetelo e ditemi cosa ne pensate di questo classico della letteratura italiana pubblicato in varie lingue e che ha accompagnato l'infanzia di molte generazioni di piccoli discoli italiani!


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