martedì 26 febbraio 2013

Novità Libero arbitrio romanzo

Il 23 aprile 2013 si terrà a Napoli il raduno de "Le creature della notte" (sito), i partecipanti avranno l'opportunità di vincere vari romanzi messi a disposizione da editori e autori. Tra i tanti premi ci saranno  ben quattro copie di Libero arbitrio Romanzo messe a disposizione dalla 0111 Edizione. (Che ringrazio pubblicamente per la celerità e la gentilezza con cui ha accettato l'invito). 
Sono orgogliosa di far parte di questa iniziativa perché Le creature della notte sono un team serio, dinamico e pieno di idee, per di più collaborano con case editrici di un certo spessore, ad indicare la loro serietà e professionalità.
Se siete interessati all'iniziativa, se avete voglia di conoscere i titoli messi a disposizione per la sfida o se siete solo curiosi basta fare una capatina sul sito.

A presto con altre novità.

domenica 24 febbraio 2013

Servizi editoriali.









Avete terminato di scrivere un romanzo, un racconto, una fiaba, la tesi di laurea o un saggio e vi sentite spaesati? Aver messo il punto “Fine” non vi fa star tranquilli perché la sola opinione di amici e parenti non vi basta per capire se il vostro lavoro ha potenzialità o meno? Volete che qualcuno di obiettivo, professionale possa darvi una mano nella revisione del testo?
Elys e Sylvie fanno al caso vostro. Ideatrici e fondatrici del sito good- morning mettono la loro professionalità al servizio di scrittori esordienti, emergenti e non per ottenere un prodotto editoriale da presentare in maniera corretta alle case editrici o alle agenzie letterarie o per passare direttamente al tanto apprezzato e utilizzato print on demand. 
Per conoscere i servizi offerti e le varie tariffe ( prezzi alla portata di tutti) fate un salto qui : Lettere e inchiostro.

sabato 16 febbraio 2013

Lasciateci cantare!!!


big e dilettanti.Stamane ho discusso con mia suocera. E a noi che ci importa? Direte! Non siate frettolosi, leggete per benino quello che ho scritto e poi potrete tranquillamente polemizzare. Dicevo ... ops ... scrivevo che ho discusso con mia suocera, non preoccupatevi non l'ho uccisa e sepolta senza lasciare traccia, è ancora viva ... mio malgrado! Abbiamo discusso del Festival di  Sanremo. Nel voler essere eccessivamente onesta devo aggiungere che ho dato un'occhiata alla trasmissione solo ieri sera, così di sfuggita, perché sto traslocando e devo dire che la faccenda è risultata molto più faticosa di quello che avevo immaginato. Spuntano da armadi e pensili oggetti che non ricordavo neanche di avere, mi sembra di essere invasa da un'onda anomala di cose non mie, acquistate secoli fa e che adesso non so proprio dove sistemare. In più coordinare imbianchino, fabbro e idraulico è come organizzare una missione di pace in zona di guerra! Tutto questo mi ha impedito di sedermi comoda sul divano e di godermi qualsiasi programma, solo ieri, mentre rincorrevo mia figlia per "impigiamarla" ho ascoltato alcune canzoni. Parlandone stamane con mia suocera mi ha detto che è inutile guardare il festival  perché non ci sono più i "vecchi" cantanti di una volta e che i "giovani" non sanno fare il loro lavoro. 

Nuova generazione.Ora, non voglio polemizzare sulla nostalgia di chi ha vissuto la propria gioventù legata a una trasmissione che era un simbolo nazionale e, che le varie canzoni hanno tracciato decenni di vitale importanza soprattutto a livello storico (anche perché non ho gli elementi necessari per confrontare un qualsivoglia contante "big" con i giovani talenti!) ma, onestamente mi sono stancata e stufata di questi signori "big" che non vogliono lasciare il posto ai “giovani”. Non esiste più il ricambio generazionale in nessuna categoria e questo è dovuto anche a un errato pregiudizio e a un’ insensata convinzione: che i giovani restano eternamente giovani e inesperti, e che i "big" (di qualsiasi categoria) siano insostituibili e che la pensione per loro sia una vergogna. Capisco chi non ha ancora maturato gli anni contributivi e chi non ha ancora raggiunto l'età ma, ci sono alcuni che davvero si sentono immortali e sono convinti che andati via loro il mondo crollerà.

Salto nel vuoto.
La mia generazione è la generazione "del salto", non solo inteso come "salto mortale" per sopravvivere ma anche del "salto di scarto" perché a trent'anni quanti di noi hanno una casa propria (e non acquistata da genitori che hanno fatto anni di sacrifici per poter mettere su mattone su mattone) e la possibilità di mettere al mondo un figlio senza essere costretti a vendersi un rene per farlo mangiare? In molti urlerete allo scandalo: “esagerata ma dove vivi?” Alcuni blatereranno ma, essendo un’attenta osservatrice della realtà mi guardo intorno e noto come i nostri sogni siano stati scambiati con la necessità di “portare il pane a casa”.
Mio padre è “giovane” per avere figli già adulti, questo perché si è sposato molto presto. Anche la sua vita non è stata e non è molto facile perché si ritrova a confrontarsi con un periodo storico in cui lavorare sembra una richiesta assurda verso chi detiene il potere. Mio padre è troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per cambiare rotta, quindi deve accontentarsi di quello che riesce a fare con le sue forze, eppure … mio padre ha avuto una carriera fiorente: lui ha scelto, ha cambiato mestiere più di una volta fino a quando non ha trovato  la sua attitudine, la sua passione. Questo non è stato concesso a mio marito e neanche a me che a trent'anni lottiamo per lavorare giorno per giorno ma, senza la possibilità di fare il lavoro che portiamo nel cuore. Abbiamo il diritto di lamentarci? No, perché c’è gente che non lavora e non mangia mentre noi rientriamo tra i fortunati.

Questa è la società che stiamo costruendo per i nostri figli? E i cosiddetti “big” perché invece di polemizzare, di calpestarci i piedi, di chiamarci bamboccioni, non si mettono da parte e ci lasciano dare sfogo alle nostre idee, alle nostre capacità?
Resteremo eternamente apprendisti, faremo stage per arricchire il curriculum e poi alla fine per “doverci accontentare” dovremo persino eliminare qualche voce dal curriculum per non essere considerati “eccessivi” per quel tipo di lavoro.

Una società senza sogni è una società sterile.
Una società senza libertà espressiva è una gabbia con una porta troppo stretta da attraversare.

Gabbia d'oro. Porta stretta.Quanti ragazzi studiano all'infinito? Prima laurea, specializzazione, seconda laurea in attesa di cosa, se poi i lavori a disposizione nella maggior parte dei casi non richiedono neanche il diploma? Se l’esperienza è il requisito fondamentale (ma se non mi fai lavorare come “accumulo” esperienza?) senza esso ci tolgono persino la possibilità di “accontentarci”?

Ritornando a mia suocera: ho litigato con lei  simbolo della sua generazione, di chi non capisce il nostro disagio e le nostre problematiche. Arrivati alla pensione senza troppe difficoltà, con un tetto sulla testa e i figli accasati, come si può credere a chi nel futuro non ci crede più?

I “giovani” cantanti partecipanti al Festival di Sanremo in quell'istante  per me sono diventati i giovani della nostra società … ma “Lasciateli cantare …”  miseria ladra! Dategli l’opportunità di esprimersi e di vivere un sogno! “I big” hanno la loro fetta di pubblico, la loro rendita, i loro agganci, non necessitano di Sanremo per andare avanti …

martedì 12 febbraio 2013

Parte di me.





L'amore è un fuoco che brucia, una Luce che acceca, un'ansia perenne che scuoia il cuore ...

Caterina Armentano

venerdì 8 febbraio 2013

Il sogno della bella addormentata + cover + racconto Il primo peccato.

Ci sono delle splendide novità letterarie che allettano la sottoscritta e, sicuramente incuriosiranno i lettori della Blogosfera. Alcuni mesi fa Luca Centi ha pubblicato sul suo sito personale (qui) che per il nuovo anno avrebbe dato alle stampe con la Piemme un nuovo romanzo, ispirato alla fiaba di Biancaneve.  Nulla di straordinario se si pensa che negli ultimi anni TV e  librerie ci propinano storie fantastiche rivisitate in tutti i modi possibili e immaginabili ma, sono rimasta incuriosita dalla cover, postata da Luca successivamente. Se la storia affascinerà tanto quanto la cover il successo sarà assicurato. La cosa che mi ha convinta a tenere d'occhio l'uscita del romanzo (12 febbraio) è il racconto "Il primo peccato" scaricabile gratuitamente qui insieme al prologo de "Il sogno della bella addormentata".


Ho letto il racconto e il prologo in un soffio attratta da una scrittura visionaria e magica, piena di dettagli, profumata e colorata senza ridondanze. Se Luca Centi è riuscito ad attirarmi come lettrice già  nelle prime cinque righe significa che merita fiducia, per questo vi consiglio di leggere il racconto e di lasciarvi trascinare da Talia,  splendida e misteriosa creatura che rincorre un segreto molto più grande di lei.


Piemme. Cover. Fiabe.



Collana Freeway
Serie Freeway Fantasy
Rilegatura rilegato con sovraccoperta
Formato 15x22 cm
Pagine 252
 febbraio 2013
ISBN 978-88-566-2446-5
Prezzo consigliato € 16,50


IL SOGNO DELLA BELLA ADDORMENTATA

di 


Nella Londra di fine Ottocento, Talia si muove silenziosa

come un gatto  e scaltra come una volpe. È molto  

giovane e bella, il  che è un indubbio vantaggio nell'esercizio della sua professione, la

 ladra. Talia però non ruba di tutto, si impossessa solo di quello che la porta più vicino alla 

soluzione del mistero che avvolge la sua vita. La scomparsa di suo padre. La risposta che

 troverà, però, fra nebbie e vapori, ingranaggi e corsetti, sarà una scoperta tanto 

sconvolgente quanto raccapricciante, nascosta gelosamente dentro una teca di cristallo. 

NESW. Talia. Ottocento. Cover.

martedì 5 febbraio 2013

Parte di me.






Continuate a dire che siamo tutti uguali che la legge è uguale per tutti, che abbiamo tutte le stesse opportunità, che il futuro ci appartiene, che la solitudine è un modo per conoscere noi stessi, che famiglia è sinonimo solo ed esclusivamente di calore, che c'è possibilità di riscatto per tutti, che i soldi non contano nulla, che possiamo dire ai nostri figli di "non aver paura" ... continuate a dirlo con la testa bassa e la lingua fra i denti ...

Caterina Armentano

Noi di Walter Veltroni (Con questa recensione partecipo all'iniziativa "Io leggo italiano")


TitoloNoi
AutoreVeltroni Walter
Prezzo
€ 8,55


Dati2009, 347 p., rilegato
EditoreRizzoli  (collana Rizzoli best)







Trama

1943: il quattordicenne Giovanni fissa sull'album da disegno gli ultimi giorni del fascismo, il bombardamento di Roma del 19 luglio, la deportazione degli ebrei il 16 ottobre. 1963: Andrea, tredici anni, attraversa col padre, su un Maggiolino decappottabile, l'Italia del boom. 1980: l'undicenne Luca registra sulle cassette del suo mangianastri l'anno terribile del terremoto in Irpinia, del terrorismo, dell'assassinio di John Lennon. 2025: l'adolescente Nina vuole costruire la sua vita preservando le esperienze uniche e irripetibili di coloro che l'hanno preceduta. Quattro generazioni della stessa famiglia, quattro ragazzi colti ciascuno in un punto di svolta (l'esperienza della morte e della distruzione, la malattia di una madre perduta e ritrovata, il tradimento degli affetti, la rivelazione dell'amore) che coincide con momenti decisivi della recente storia italiana, o si proietta in un futuro di inquietudini e di speranze.



Recensione

Nel voler essere eccessivamente sincera, leggere Walter Veltroni non è stata una scelta ma, il consiglio di un'amica che mi ha rifilato il romanzo dicendomi di dedicargli del tempo perché avrei capito alcune cose sull'Italia fascista. Mi sono chiesta più volte cosa avesse a che fare un ex sindaco con il mestiere di romanziere ma, devo dire che Veltroni mi ha sorpresa perché Noi mi è davvero piaciuto. 
Il romanzo è diviso in quattro capitoli: Estate 1943, Primavera 1963, Autunno 1980, Inverno (ipotetico) 2025.
Protagonista di questa storia è la famiglia Noi, i discendenti di Alfredo - maggiordomo di un gerarca fascista - e Maria - bidella -  attraverseranno l'Italia a cavallo delle loro vite,  dipanando e srotolando i fatti che hanno caratterizzato i vari periodi storici. Sarà la matita di Giovanni, figlio dei due, a disegnare sul suo album la tragedia che attanaglierà Roma il 19 luglio del 1943, quando gli americani bombarderanno il quartiere San Lorenzo e nell'ottobre dello stesso anno i tedeschi deporteranno gli ebrei. La fame, le lunghe file per ottenere pane e zucchero, l'avversione dei tedeschi nei confronti delle biciclette, la paura di non farcela, la scoperta che Mussolini non avrebbe mai vinto la guerra, la delusione di chi aveva davvero creduto nel fascismo, il coraggio di nascondere gli ebrei, l'impossibilità di tenere le famiglie salde: perché la lotta tra repubblichini e antifascisti andò consolidandosi soprattutto nelle famiglie, smembrandole, confondendole, aggiungendo dolore ad altro dolore.
In molti sono convinti che tutto sia finito, che l'Italia non si riprenderà mai più eppure è proprio il capitolo successivo a mostrare un'Italia nuova, rinata: Andrea, figlio di Giovanni, fa un viaggio insieme al padre, da Milano a Roma per riportare a casa la madre che soffre del "mal di vivere" e, ascoltando "Sapore di sale" e "Twist and shout",  lungo la strada sorge una nuova prospettiva di vita: cartelloni pubblicitari, modelli automobilistici nuovi, aree di servizio in cui poter scegliere cosa mangiare, l'autostrada appena costruita ... il marcio e il dolore sembrano non essere mai esistiti  anche se gli anni Ottanta, attraverso le cassette registrate da Luca, undicenne, figlio di Andrea, faranno scoprire che ci sono altri modi di aver paura: il terremoto dell'Irpinia sconvolge l'Italia e un popolo che non è preparato a una tale catastrofe. E come se non bastasse il terrorismo: rosso e nero, fanno strage di innocenti in nome di una libertà e di ideali che trascendono le lotte fatte per ottenere determinati diritti. Si cade nell'estremismo e nell'incubo di essere, chiunque, il bersaglio designato solo perché capaci di esprimere un giudizio. Anche qui la famiglia si sgretola sotto l'incalzare degli eventi e degli ideali: Andrea e Monica si sono amati durante un'occupazione studentesca e, da quell'unione nascerà Luca, un bambino che si troverà a subire i litigi dei genitori e il desiderio della madre di divorziare da un uomo rimasto troppo legato a ideali fanciulleschi, alle lotte sessantottine e alla scelta di fare "il lavoro della propria vita" a discapito di un più lauto stipendio. Il cambiamento di costumi e il rapporto uomo - donna è palese. Monica è una donna affermata che preferisce la sicurezza economica ad ideali che non riempiono la pancia e, la carriera diventa la costante della sua vita.
Il romanzo termina con un ipotetico 2025: Nina è figlia di Luca. I genitori sono separati, come tutti ormai. Si vive in una società in cui non c'è possibilità di interazione, la democrazia è fittizia e i rapporti umani sono nulli. La memoria si è estinta e solo pochi, i giovani sentono il fremito di dover far qualcosa ...



Il romanzo presenta vari punti di riflessione. Un libro - documento in cui l'Italia viene mostrata a 360°. Ho trovato i rapporti tra i padri - figli leggermente stucchevoli e buonisti,  privi del pathos che dovrebbe caratterizzare l'età adolescenziale. Mentre ho ritrovato molto del nostro periodo storico: la disillusione, la paura del futuro, l'apatia, l'incertezza, il desiderio di smuovere le acque senza averne la forza. 
Leggere questo romanzo fa capire come stiamo cadendo in un circolo vizioso ripetendo all'infinito ciò che è stato, perdendo molto della nostra memoria storica.
Per il resto sono rimasta un tantino "scioccata" nel notare errori da un punto di vista dei tempi verbali: si passa bruscamente dal tempo presente al passato e      i tanto temuti congiuntivi prendono il volo per lasciare spazio al condizionale! Ciò mi ha sorpresa perché, nei ringraziamenti, si denota come Veltroni sia stato sostenuto da un team per portare a termine il romanzo e, mi sembra strano che nessuno, compreso l'editor, non se ne siano accorti. 
Peccato! Perché è davvero un bel romanzo che andrebbe letto per capire da dove veniamo e perché ci troviamo in una situazione politica e sociale come quella odierna. In più il romanzo ha una scrittura scorrevole, limpida, pacata che commuove e spesso lascia  un senso di pace nel cuore. 
Un romanzo tutto italiano dove la famiglia è il fulcro della storia e le varie generazioni portano in sé un po' dei loro avi. 
Fa molto riflettere il come i rapporti umani siano descritti: con tanta semplicità e trasporto in un periodo storico difficile come il fascismo mentre tutto diventa più algido e tetro con l'incalzare del tempo: mentre si ottengono delle "libertà", la realizzazione di un benessere fisico, culturale e strutturale si perde tanto in valori umani e desiderio di vivere l'altro. Si accentua in modo pericoloso l'individualismo, tanto da annullare il Noi.