venerdì 25 luglio 2014

Nebbia di Ivano Mingotti

 Titolo: Nebbia
Autore: Ivano Mingotti
Edito da: DEd’A
Collana: Cerebro Illesi
Prezzo: 15.90 €
Uscita: 11 Gennaio 2014
Genere: Horror Metafisico
Pagine: 304 p.
Trama: Omicidi irrisolti con i quali i cittadini sembrano convivere per una strana rassegnazione, in un paesino qualunque, isolato e sospeso sulle montagne, da sempre ingollato dalla nebbia. Clythia, una giornalista di Beaumont Village, inizierà a voler capire cosa sta realmente accadendo. Il perché della nebbia perenne, del male e del dolore senza ricordo. Scoprirà che è nei nostri sogni che la vista si annebbia, perché la nebbia ne è la struttura stessa… e che allora, forse, neanche gli omicidi e le sparizioni sono veramente tali.


Recensione


Nebbia di Ivano Mingotti è un horror metafisico. L’ambientazione, Beaumont, ricorda tanto le cittadine descritte da King all'interno delle sue storie. Un villaggio montano, sperduto, isolato che non appare sulle carte geografiche, dove la vita scorre in maniera lineare, in perfetta noia, con una staticità alquanto passiva. Ogni abitante ha un ruolo "fisso" tanto da interpretarlo più per noia, per abitudine che per altro.
C’è un grigio di fondo, nel cuore delle persone. Quando ho letto il romanzo questo colore ha predominato per tutto il viaggio, insieme ai pensieri di Clynthia, la protagonista che si ritrova a vivere, suo malgrado, un’esperienza che la cambierà profondamente tanto da farle desiderare la fuga, non riuscita, da un luogo non solo disastroso, ma animato da forze sinistre e primordiali, create dai ricordi, da ciò che si è stati.
Clynthia è una giornalista. Lavora presso il giornale locale. Ogni giorno risponde alla stessa identica lettera. Ogni giorno sa di essere pedinata dal solito ragazzetto e torna a casa dal suo amato. Ogni giorno fino a quando accade qualcosa. Un omicidio. Inspiegabile, misterioso, ma privo di elementi logici.
Lentamente si alza la nebbia. Una nebbia che porta incertezza, che fa venire l’ansia, fa risorgere ricordi barattandoli con altro. Una nebbia che più che un evento atmosferico la definirei psicologica, fatta della stessa sostanza dei pensieri degli uomini, delle angosce, delle cose non dette e dei gesti  fatti ma che non sarebbero dovuti essere stati consumati.
 La nebbia ingoia la gente, li chiama a sé ma allo stesso tempo cala un velo sugli occhi delle persone impedendogli  una visuale nitida. 
La vera protagonista della storia è la nebbia, incarnazione di “un graffio alla lavagna” che portiamo dentro e che percepiamo ogni tanto.  
Uno stile asciutto, sincopato non eccessivo come “Sotto un sole nero” ma altrettanto claustrofobico che in alcuni tratti impedisce una lettura serena e comoda,  che ancora una volta chiede il riposo da certe frasi ripetute all'infinito, una raffica di sensazioni pungenti che creano disagio in un contesto surreale.
Ivano Mingotti,  priva la sua scrittura della musicalità di alcune parole, le azzoppa se è necessario o le lascia in balia di figure retoriche aspre e incisive, che in alcuni casi portano all'esasperazione. Bisogna davvero scuotere il libro per capire che non si è nel Beaumont e che almeno per noi c’è una via di scampo.  
L’idea di esprimersi su più livelli rende la trama più incisiva a dispetto della mancanza di azioni a favore di pensieri e sentimenti. Una storia articolata che non spiega i tanti perché nascosti nella nebbia, con un finale “aperto”.

Le storie di Ivano Mingotti non lasciano di certo indifferenti, causano “prurito” e riflessione, ti costringono a fermarti e a guardarti dentro e alle spalle. Unico elemento che mi lascia un po’ perplessa è la tecnica utilizzata. Dà sicuramente una sensazione claustrofobica ma vorrei tanto “vedere” i suoi personaggi “muoversi” all’interno di periodi completi e scoprire cosa altro riserva questo scrittore davvero coraggioso. Realizza quello in cui crede senza seguire le mode! 
Una storia intrigante e un'idea davvero interessante. Vi consiglio di leggerla. 

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