venerdì 15 agosto 2014

5’ Tappa Blogtour “L’Incanto di Fantasia” di Caterina Armentano, 0111 Edizioni (recensione tecnica 2° parte)

La quinta tappa del tour tecnico è stata divisa in due parti per consentirvi una lettura più agevole. La prima parte la troverete QUI



Portali, prove da superare e altri mondi.

In alcune fiabe della raccolta troviamo i protagonisti alla presa con portali magici e incroci di altri mondi, non luoghi - come li definisce l’autrice nella postfazione - in cui i personaggi sono chiamati a superare una serie di prove con arguzia, impegno e un pizzico di coraggio. In particolare, mi riferisco a Michela e gli oggetti perduti e dimenticati e La chiave magica.
Nella prima fiaba, Michela, dopo aver trascurato i doni dei nonni per far spazio alle nuove tecnologie, si rende conto di aver perso alcuni libri che aveva ricevuto in dono, fra cui Il Piccolo Principe. Con l’aiuto di una guida magica, Michela finisce nel mondo degli oggetti perduti e dimenticati, custodito dai folletti. L’ingresso in questo mondo è costituito da una porta incantata. Sebbene la fiaba citi apertamente Il mago di Oz, mi sembra che il modello letterario più vicino sia Alice nel Paese delle Meraviglie, che in qualche modo mi sembra sia di ispirazione per tutta la raccolta, sia per il messaggio del libro sia per la rappresentazione del mondo meraviglioso e del modo in cui Michela riesce a penetrarvi. Inoltre, il superamento delle prove da parte dell’eroina (come ad esempio gli indovinelli da sciogliere) sono un elemento ricorrente di molte fiabe, tant’è che Propp lo inserisce nell’elenco delle sue “funzioni”, i motivi favolistici ricorrenti: si pensi ad esempio alla fiaba di Tremotino, nella quale la regina madre deve indovinare il nome per poter salvare il figlio promesso in pegno al perfido gnomo.
Anche ne La chiave magica, una delle ultime fiabe della raccolta, il tema della porta che conduce verso altri mondi è l’espediente narrativo centrale. In questa fiaba, Stellina, grazie a una chiave di cioccolato donatale dalla nonna, s’inoltra in un mondo fatato insieme ad altre due bambini, un mondo pieno di porte da aprire, ognuna delle quali corrisponde a una chiave: una sorta di intermondo magico che mi ha ricordato i mondi di Narnia descritti da C. S. Lewis. In particolare, Stellina ha accesso a questo mondo fatato entrando in un armadio, come nel più famoso antecedente de Il Leone, La Strega e l’Armadio. L’idea del non luogo pieno di portali che rappresentano ingressi verso diversi mondi alternativi sembra invece recuperare il modello de Il nipote del mago, romanzo appartenente anch’esso alle Cronache di Lewis ma meno conosciuto degli altri perché ignorato dalle trasposizioni cinematografiche. Il nipote del mago è una sorta di prologo alle Cronache di Narnia in cui il giovane protagonista, Digory, nipote di un mago strampalato, e la sua amica Polly finiscono nella Foresta di Mezzo, una sorta di zona franca tra tutti i mondi magici nel quale moltissimi stagni fungono da portali su diversi mondi. Se nella storia di Fantàsia una delle bambine protagoniste è in cerca del suo papà, nel romanzo di Narnia Digory cerca una mela magica che possa guarire la sua mamma. Ma in entrambi i casi i giovani protagonisti dovranno infine “rinunciare” al mondo evasivo della magia, portandolo però dentro di sé. Il nonno di Digory, infatti, finirà per dover abbattere il suo albero magico per costruire l’Armadio Guardaroba di Narnia, mentre nella fiaba della chiave magica la morale finale verrà esplicitata con la consapevolezza delle bambine del fatto che “non c’è posto più magico della propria casa”.

I sei cigni dei Grimm e Fantàsia.
I sei cigni è una famosissima fiaba dei fratelli Grimm. Mi è venuta in mente un paio di volte mentre leggevo la raccolta e credo funga da modello favolistico per un paio di storie, in particolare per l’imposizione più o meno forzosa del silenzio, che troviamo sia nel prologo, con la ragazza che non sapeva parlare, sia nella storia dell’Abete magico, con il povero Nicola che deve tacere per poter rivedere l’adorato nonno. Anche nella fiaba dei Grimm, la giovane protagonista deve mantenere il silenzio per sei lunghi anni. Ma nel suo caso il voto è necessario per poter riscattare i fratelli dal maleficio della matrigna, che li ha trasformati in cigni. Oltre al silenzio, la fanciulla dovrà anche cucire sei camicie con cui rivestirli perché possano tornare umani. Col passar del tempo, però, la giovane, anche senza parlare, ammalia un Re, che decide di sposarla. Ma la madre di questi prende a odiare la nuora. Così, alla nascita del primo figlio, decide di rapirlo e accusa la madre di essere un’orchessa e di averlo mangiato. Per rendere credibile la calunnia, la suocera le sporca perfino la bocca di sangue. Lo stesso accade con il secondo e con il terzo figlio. A questo punto il Re, benché innamorato, condanna la sua sposa silenziosa al rogo per stregoneria. Anche sul rogo, la ragazza continua a filare le sue camicie e riesce quasi a terminarle. Intanto, i sei anni sono ormai trascorsi, e i fratelli volano sottoforma di cigni per salvarla e, ricevute le sei camicie, recuperano il loro aspetto. Così liberano la sorella  questa, finalmente libera di parlare e discolparsi, riesce a ritrovare l’amore del suo re.
Anche ne I cinque cavalieri erranti di Caterina Armentano troviamo un’immagine simile: i fratelli di Valeria, quasi dei ex machina, arrivano a salvare l’amata sorellina prima che, accusata di stregoneria, venga messa al rogo. La chiusa finale è la stessa dei sei cigni, come il medesimo è l’amore tra i fratelli protagonisti e l’atmosfera calda e familiare che si respira nei racconti.

Classicità e attualità: il Principe Arcobaleno.
In generale i Grimm, come Andersen e le fiabe del folklore, forniscono un materiale culturale inconscio per ogni buon scrittore di fiabe che abbia ascoltato, letto e “assimilato” i racconti della tradizione e cerchi di riscriverli. La grande innovazione di questa raccolta, che la rende moderna e classica insieme, è la presenza di una serie di tematiche culturali e umane di grande rilevanza: alcune fiabe sembrano voler aiutare il bambino nella sua lotta quotidiana per la decifrazione del mondo circostante, gli indicano la via più utile perché cresca consapevole e indipendente, capace di valorizzare le diversità e condividere i suoi talenti. La fiaba del Principe Arcobaleno, in questo senso, è una delle più belle: il principe in questione, come scopriamo solo alla fine, cambia di continuo colore e identità e si propone, sempre diverso, alla figlia del Re Pasta di Zucchero. Questi, pieno di pregiudizi, non vuole un genero nero, rosso o giallo, ma un comune uomo pallido. Eppure, i figli che la principessa Iride darà al marito, quello approvato dal re (un’altra maschera del principe Arcobaleno), saranno ora neri, ora rossi, ora gialli. Alla fine il principe si rivelerà e la fiaba svelerà la sua morale: bisogna amare ciascuno per la luce e il colore che porta nel mondo. Una sorta di celebrazione dell’armonia della differenza, mai come oggi così attuale.


Una valutazione finale
Ma più di ogni altro aspetto storico o morfologico, più di ogni altro rimando intra o extra-testuale, ciò che rimane di questa raccolta è il piacere della lettura, l’idea della fiaba come opera d’arte:



«Il piacere che proviamo quando ci lasciamo coinvolgere da una fiaba, l’incanto che avvertiamo, proviene non dal significato psicologico di una storia (benché anch’esso abbia il suo peso) ma dalle sue qualità letterarie: dalla fiaba come opera d’arte. La fiaba non potrebbe esercitare il suo impatto psicologico sul bambino se non fosse in primo luogo e soprattutto un’opera d’arte» (Bruno Bettelheim)





Recensione tecnica da parte di Lavinia Scolari (scrittrice)

Lavinia Scolari è nata a Palermo nel 1984, dove attualmente risiede, dopo aver soggiornato per motivi di studio a Siena e a Parigi.
Laureata in Lettere Classiche e specializzatasi in Scienze dell’Antichità, è Dottore di Ricerca in Antropologia del Mondo Antico all'Università degli Studi di Palermo.  Collabora con il blog di fantasy e fantascienza Truefantasy, per il quale ha curato diverse rubriche, l’ultima, “Far Far away i classici della fiaba”, ancora in corso. È socia del Centro Internazionale di Studi sul Mito e iscritta all’associazione culturale La Casa Gialla. Oltre ad alcuni articoli saggistici sui temi del mito e del teatro nel mondo antico e sulla riscrittura del mito in Tolkien, nel 2010 ha esordito con il romanzo fantastico-mitologico “L’uomo dal campanello d’oro” per la Zerounoundici edizioni. 

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