lunedì 22 settembre 2014

Hannibal Lecter - Le origini del male di Thomas Harris

Hannibal Lecter. Le origini del male

Lituania, 1941. Un bambino di otto anni emaciato e sporco, emerge dalle macerie e dalle stragi del fronte occidentale e vaga senza meta nella neve con un braccio rotto e una catena stretta al collo. Quel bambino è Hannibal Lecter, fuggito dal casino di caccia in cui si era rifugiato con la famiglia per scampare alla violenza delle soldataglie. Gli occhi attraversati da un'indecifrabile espressione, chiuso in un ostinato silenzio, il piccolo Hannibal cresce nell'orfanotrofio russo che lo ospita in una solitudine apparentemente assoluta. Lo zio, un famoso pittore, riesce a rintracciarlo e lo porta a vivere con sé a Parigi. Qui, grazie alle amorevoli cure di sua moglie, Hannibal avrà modo di scoprire e coltivare i suoi innumerevoli talenti, che spaziano dalla musica alla letteratura, dall'arte alla medicina. È in questa atmosfera, densa di stimoli e suggestioni, che il giovane comincerà a edificare un vero e proprio "palazzo della memoria", impreziosendolo di visioni spettacolari e insieme agghiaccianti, teatro e sfondo interiore delle più raffinate speculazioni come dei più inconfessabili desideri. Fino al giorno in cui Hannibal decide che è tempo di tornare a casa e bussare alla porta dei demoni che così spesso vengono a fargli visita...




Titolo  Hannibal Lecter. Le origini del male 
Autore Harris Thomas
Prezzo  € 8,50
Editore   Mondadori  (collana Oscar bestsellers)



Recensione.
Questo romanzo inizia narrando la vita di Hannibal Lecter e della sua splendida famiglia. Un’esistenza agiata, dovuta al loro ceto sociale: i Lecter sono conti, vivono in Russia in uno sfarzoso castello arricchito da opere d’arte di inestimabile valore. Hannibal ha otto anni ed è seguito da un educatore a domicilio. La fama dei Lecter è conosciuta in tutta la Russia zarista. Il quadro dipinto è idilliaco, la quotidianità, in riva al fossato, è bucolica, spezzata dalle risate dei bambini. 

Hannibal ha un'intelligenza acuta, vibrante, empatica, una logica che non appartiene alla sua età. Il signor Jakov, il suo insegnante, dimentica spesso di avere a che fare con un bambino e lo tratta alla pari. La mente di Hannibal è una spugna, assorbe tutto e al contempo mette in pratica le teorie formulate. Sarà il giovane maestro a insegnargli come non lasciar cadere i ricordi nel dimenticatoio...

- Vorresti ricordare tutto? - disse il signor Jakov.
- Sì.
- Ricordare non è sempre una benedizione.
- Vorrei ricordare tutto.
- Allora avrai bisogno di un palazzo della memoria, per metterci dentro ogni cosa. Un palazzo nella tua mente.
- Deve proprio essere un palazzo?
- Crescerà fino a diventare enorme come un palazzo - disse il signor Jakov. - Così, dovrà anche essere bello. Qual è la stanza più bella che conosci, un posto che conosci molto bene?
- La stanza di mia madre - rispose Hannibal.
- Allora, cominceremo da lì - disse il signor Jakov

Da una conversazione, che in un primo momento potrebbe apparire banale, si fonderà questa storia. La capacità di Hannibal di ricordare tutto lo porterà, a distanza di anni, a riconoscere e uccidere gli assassini di sua sorella, e di "arricchire" il palazzo nella sua mente, con stanze dalle pareti imbrattate di sangue, con ricordi al quanto macabri.

La famiglia Lecter è costretta ad abbandonare il castello (la seconda guerra mondiale impera)  e ben
presto, il piccolo Hannibal e sua sorella Mischa, perderanno tutto quello che era casa e famiglia. I bambini, rimasti orfani, finiranno nelle mani di mercenari senza scrupoli che non ci penseranno la seconda volta a saziare, la loro fame mangiando (letteralmente) la piccola Mischa. Hannibal riesce a salvarsi. A stento, denutrito, ferito, si trascinerà verso la salvezza. Ormai orfano, a guerra finita, sarà ospite nell'orfanotrofio allestito nel suo castello. Da proprietario ad ospite, detestato dal direttore e preso di mira dagli altri bambini, Hannibal mostrerà ben presto la sua ferocia, contro i cosiddetti bulli! Un sentimento di protezione verso i deboli lo spingerà ad aggredire i prepotenti. 

Si chiuderà in un mutismo tombale, dimenticando la fine atroce di sua sorella. Incubi orrendi lo assaliranno di notte, ma al risveglio le immagini spariranno e Hannibal percepirà il vuoto di un ricordo occultato.
Dopo diversi anni all'orfanotrofio, lo zio paterno riuscirà a trovarlo e lo condurrà con sé a Parigi, dove insieme alla moglie, la giapponese Lady Murasaki, donna dal fascino indiscutibile, riuscirà a penetrare la barriera di Hannibal, infiltrandosi in quel mondo ermetico fatto di vincoli e paure. Sarà la donna a  insegnargli alcune regole ma soprattutto la meditazione. Hannibal riprenderà a parlare ma soprattutto a dare un volto ai suoi incubi, percorrerà molta strada a ritroso alla ricerca dei luoghi dove sua sorella è morta,  e dove la sua vita è cambiata irrimediabilmente. Non avrà fretta nell'uccidere coloro i quali hanno innescato il circuito infinito di orrori nella sua mente, imbrattando le pareti del palazzo con sangue e ossa umane. Hannibal non si farà scrupoli a uccidere e mangiare i suoi nemici, senza pietà.


La mente di Hannibal non lascia indifferenti. Soffoca e strozza come se qualcuno ci infilasse una busta in testa e continuasse a stringere, stringere…

Il ragazzo ha una concezione della vita primordiale e arcaica, laddove non esiste il bene e il male, dove il forte vince sul più debole perché sono le regole della Natura. 
Il libro si legge con voracità (scusatemi ma non trovo termine migliore!), visitare il “palazzo” nella mente di Hannibal non è proprio un’escursione, più che altro lo definirei una viaggio all’interno di un cimitero la notte di Halloween, dove è appena avvenuta una mattanza. Nonostante ciò è affascinante. Soprattutto la prima parte del romanzo, dove viene narrata l’infanzia del protagonista, non si può rimanere indifferente quando il dolore, l’incertezza, l’insicurezza del piccolo ci investono e ci costringono  a guardarlo in maniera fissa e continuata, scuotendo le fondamenta delle nostre certezze.
Hannibal si teme, ma si simpatizza per lui perché ha subito delle atrocità difficili da superare per un adulto, immaginarsi per un bambino. Perché sono stati i "cattivi" ad  uccidere la sua fanciullezza  trasformandolo in un mostro deformato.

 “Il piccolo Hannibal è morto nel 1945 là fuori nella neve, cercando di salvare la sorella. Il suo cuore è morto con Mischa. Che cos’è ora? Non c’è una parola per dirlo. In mancanza di meglio, possiamo chiamarlo mostro.”

Hannibal è un mostro che cammina con grande abilità in due diverse realtà. Si circonderà del bello:  l’arte, l’opera, la buona cucina, la letteratura ma questo non gli impedirà di essere quello che è e di mettere in pratica il più grande degli abomini.

Lady Murasaki, uno dei più bei personaggi letterari che abbia incontrato nella mia vita da lettrice, proverà con la sua dolcezza, con il suo fascino, la sua arte, la sua cultura ad attirare il ragazzo “sul ponte dei sogni” ma non ci riuscirà… conosce il buio della sua anima, lo ama ugualmente ma quando si renderà conto di cosa è diventato, deciderà di rinunciare a lui.

Una volta completata la sua vendetta, il viaggio dentro di sé, per Hannibal diventerà ancora più interessante, i vicoli diventeranno strade e le vetrate del palazzo si allargheranno, non per dimostrare un’anima in pena che cerca la redenzione, ma un demonio che balla sui corpi dei vinti e in futuro anche degli innocenti!


“ Non provava più rabbia in assoluto, né era più torturato dai sogni. Era in  vacanza e uccidere Grentz era stato meglio che sciare.”


Vi consiglio di vedere il film tratto dal romanzo: è molto fedele!

domenica 21 settembre 2014

Ultima tappa del tour tecnico!

Ultima tappa del tour: la parola va a Domenico Santomartino, che ha realizzato la cover della raccolta di fiabe.
Sono tremendamente in ritardo, non vogliatemene ma, è un periodo davvero impegnativo! 




La cover di Fantasia.


E' stato semplice lasciarsi trasportare dall’Incanto di Fantasia e dalle parole della sua autrice Caterina Armentano. I suoi personaggi prendevano vita nella mente quasi per magia e pagina dopo pagina mi sentivo trasportato in quel mondo sospeso, dove il tempo si ferma e il racconto diventa una storia epica che si snoda al di fuori di ogni epoca e riesce a prendersi cura del bambino che vive e nutre l’anima. Fantasia e le sue parole mi hanno accompagnato per giorni, sussurrato all’orecchio e alla fine hanno mostrato il suo volto sul foglio. E’ stato emozionante seguire il processo creativo che scivolava sulla pelle dalla carta alla carta, dalle parole al colore. Caterina riesce a parlare allanima con la freschezza della voce dei nonni che tengono in braccio i nipoti sulle panchine in riva al mare, i suoi racconti hanno il sapore delle cose che nascono dalla terra e il profumo della legna che arde nel camino. Sono pane per la Fantasia! Ed è seguendo la sua scia che la matita ha voluto raccontare con delicatezza, il momento in cui la dea, che veglia sul destino della sua eroina, benedice e le affida la sua missione da compiere, in un passaggio commovente che ho voluto fermare sul foglio percorrendo i sapienti fili tracciati dalla scrittrice. La speranza, il coraggio e la vittoria sull'oscurità del pregiudizio e della paura, temi portanti della raccolta, sono state le direzioni sulle quali si sono mosse le linee e i colori hanno preso casa, in un viaggio che si è mosso in modo parallelo ai racconti, che giorno dopo giorno erano diventati una fonte d’ispirazione continua e un appuntamento fisso con un caro amico che si lasciava scoprire sempre di più e si donava e ti arricchiva, senza chiedere niente in cambio, come solo un buon libro sa fare. E’ stato emozionante vedere il lavoro finito e l’incontro con l’autrice, il momento in cui le ho mostrato la cover, uno dei ricordi più belli che custodisco nella mia esperienza di grafico e designer. E stato un piacere ed un onore aver contribuito, in qualche modo, a dare un colpo di bacchetta alla sua magia. La ringrazio ancora oggi per la fiducia e il rispetto del lavoro delle mani, per il viaggio che ho potuto compiere in compagnia dello stupore e della bellezza delle “fiabe della buona notte”. 


Domenico Santomartino nasce a Cassano Ionio il 13.11.82, laureato in ingegneria con un master in a allestimento e progettazione di elementi costruttivi, ha seguito l'accademia di cinema a Roma e corsi di comics al liceo artistico della città di Cosenza. Dal 2013 alcune delle sue illustrazioni sono pubblicate sul sito www.fbphilosophy.com.

lunedì 8 settembre 2014

9’ Tappa Blogtour “L’Incanto di Fantasia” di Caterina Armentano, 0111 Edizioni (recensione tecnica).

Penultima tappa del tour. Recensione tecnica da parte di un insegnante. A occuparsi di Fantasia è stata Annarita Gazzaneo, insegnante alle scuole medie inferiori. 
Anche questa recensione descrive il cuore della raccolta!





Il libro L'Incanto di Fantasia è un cofanetto di fiabe che sono parenti strettissime delle fiabe più classiche, anche se le reinterpretano in chiave più moderna. L'eterno scontro fra bene e male, fra l'età della fantasia e quella della ragione sono il trait d'union che ci guida in questo percorso di lettura. Dietro un linguaggio semplice e, solo apparentemente, strutturato per avvicinare i piccoli, la narrazione ci mette a confronto con la visione del mondo di adulti e bambini, spesso nettamente contrastanti anche in modo violento. In ogni racconto emerge la straordinaria capacità dei bambini di desiderare amore e di saperne elargire enormi quantità, anche nel disagio, e la negatività degli adulti che sembrano aver completamente smarrito, o solo relegato in angoli troppo bui e lontani della psiche, la forza di questo sentimento. L'impianto della fiaba classica, negli schemi di Propp, subisce piccole modifiche in chiave attuale e favola e fiaba si contaminano nel tentativo, desunto dalla classicità latina, di educare, attraverso la narrazione, il lettore; fornigli gli strumenti per decodificare, nella morbidezza del vissuto fiabesco, la cruda realtà della vita; esorcizzare il male con la forza della cultura e della ragione, contro superstizioni ed ignoranze arcane. Le varie eroine, donne non più indifese in attesa del principe salvatore ma fanciulle abili, accanite e dotate di grande forza pratica, stravolgono la realtà delle loro vite, anche dolorose, con il potere conferito dall'immaginazione: “vivere nei sogni”, in queste pagine, non è vivere in una dimensione altra rispetto alla realtà ma saper “vivere la propria realtà”. Fantasia, bambina muta, sa dare voce ai suoni dell'anima, quelli che, spesso, fanno più rumore dei rumori più assordanti. Perfettina è il ritratto di molte giovani d'oggi, vuote e materialistiche, che dimenticano l'importanza del prossimo troppo concentrate su se stesse: dovrà ricredersi, per crescere. Ilaria ci insegna che non possiamo rifugiarci nell'apatia, nell'indifferenza: vivere è un bene comune, da dividere con gli altri. Mirta (il mirto è la pianta sacra ad Afrodite, dea dell'amore e della bellezza, ma, in genere, è simbolo di passione duratura e fecondità, di idee come d'altro. Gli dei l'amavano molto) è l'Arte, con la sua forza liberatrice che spande le idee lungo il vortice del tempo. I colori sono i doni della Natura per dar corpo alle emozioni. Annabel e Grazia sono due facce della stessa medaglia, l'una buona e virtuosa, l'altra incline all'egoismo e al vizio. Il principe Arcobaleno è il simbolo della bellezza della varietà, contro ogni forma di razzismo e contro la presunzione delle persone di credersi migliori in base al colore della pelle, la religione o la cultura. L'orco cattivo e il fiore delicato rientra nella sezione accettazione dell'altro da sé, esaltazione del diverso e coesistenza amorevole e scambievole fra opposti. Qui l'orco, che non è interamente quello delle fiabe classiche ed assomiglia allo Shrek cinematografico, per certi versi, non è neppure l'adulto distruttore dei sogni dell'infante anzi, rapito dalla generosità del fiore, lo ama e lo sostiene. Michela riscopre una grande verità: la nostra storia è anche negli oggetti che sfiorano il percorso della nostra vita: spesso, quegli oggetti significativi, sono libri che hanno segnato per sempre la crescita (nel caso dell'autrice il suo bagaglio culturale, ampliamente riconoscibile nel tessuto delle sue fiabe, è di notevole peso). Valeria sembra la Principessina Elisa della favola “I cigni selvatici”: una sorella – madre che vuol tenere unita la sua famiglia con l'amore e l'altruismo, a dispetto delle malvagità del mondo. Leila è la
fanciulla moderna, combattiva che osa anche contro chi la sovrasta per forza ed esperienza e, alla fine, sceglie la via per la felicità nella forma meno comoda ma più pratica: sceglie di assumere l'identità del diverso perchè ogni barriera sia superata. Stellina, talvolta come Dorothy del Mago di Oz (per altro già citata in un altro racconto “Michela e gli oggetti perduti e dimenticati”), viaggia in un mondo fantastico alla ricerca di un modo per ritrovare il padre, perchè la famiglia è fondamentale e, nel caso di una bambina, un buon padre sarà la sua carta vincente nei rapporti futuri con l'altro sesso. Nicola e l'Abete, in chiave natalizia,  mantengono intatta, nella narrazione, l'idea di amore e reiproco attaccamento che portano a vincere ogni ostacolo. Echi di mitologia classica, spunti da favole e fiabe antiche e moderne, narrazione piana, lineare e senza spigoli rendono il testo di facile comprensione e sicuro godimento. Grazie Caterina Armentano di averci regalato la tua visione educativa di donna serena e madre appagata. Le tue letture di bambina e fanciulla, in questo libro, hanno raggiunto un felice approdo, snodandosi in un Incantesimo fantastico che ci dice, ancora: Leggiamo!



Recensione a cura di AnnaRita Gazzaneo:
Nata a Castrovillari (cs) il 13 febbraio del 1975 insegna lettere nelle scuole medie inferiori. Moglie, mamma e lettrice appassionata, collabora in eventi culturali locali. 





venerdì 5 settembre 2014

8’ Tappa Blogtour “L’Incanto di Fantasia” di Caterina Armentano, 0111 Edizioni (recensione tecnica)

Carissimi Followers,
eccoci all'ottava tappa del tour tecnico per "L'Incanto di Fantasia", altre due tappe, giorno 8 e 10 settembre e quest'avventura sarà terminata, ma non le sorprese!

Il tour di recensioni tecniche mi ha dato tante soddisfazioni (non sto tirando conclusioni, eh!), tutti i recensori hanno carpito l'anima di Fantasia, avviandosi verso una parte profonda di me e della mia scrittura. Sono davvero emozionata!

Vi propongo di leggere la recensione di David Palazzoli, psicologo, e di lasciarvi incuriosire dalle sue parole. Vi lascio il link che rimanda al suo sito e alla sia biografia, inserire solo informazioni basi mi sembrava riduttivo, David Palazzoli è un grande professionista ed è giusto che leggiate con quanto impegno si dedica al suo lavoro e agli altri.  



Recensione “L'incanto di Fantasia”

Eccoci giunti alla recensione psicologica de “L'incanto di Fantasia”, edito dalla 0111 Edizioni e scritto da Caterina Armentano. L'autrice ha già alle spalle altre pubblicazioni di romanzi e poesie ma con “L'incanto di Fantasia” si lancia nella narrativa per bambini. Il libro è infatti una raccolta di fiabe, rigorosamente a lieto fine, che mescola aspetti classici e moderni. Accenno due righe di trama prima di addentrarmi nell'analisi che più mi compete:
una notte,  la dea Minerva abbandona l’Olimpo per far visita a una bambina, costretta a vivere in una caverna da un intero villaggio. La piccola non ha un nome e non sa parlare, per questo si esprime tracciando disegni sui muri della caverna che la ospita. Minerva rimane affascinata dal suo talento e decide di farle un dono. Le viene dato un nome: Fantasia. La bambina capirà ben presto di poter dar vita a creature straordinarie che si animeranno magicamente, andando a creare il primo libro di fiabe della storia.
Fantasia si prenderà cura di tutte le sue creature, rivelandosi migliore di coloro che l’hanno abbandonata e dimostrando che la sua capacità di amare è più forte della paura, della solitudine e dell’abbandono.

Gli spunti di riflessione psicologica nel libro sono veramente molti e questo aspetto renderà piacevole la lettura anche agli adulti.
I temi di fondo, che uniscono tutte le fiabe tra loro, sono principalmente due: la notte e la creatività dei bambini. I piccoli protagonisti affrontano le loro avventure sempre di notte, ricordando a noi grandi come la paura del buio rimanga per loro il problema più grande. Ecco allora che i genitori sono incoraggiati con tatto a proteggere e rassicurare i loro figli dai 1000 pericoli che l'immaginazione può creare. Tradotto in termini psicologici, stiamo parlando di fornire quella base sicura, tanto importante nella teoria dell'attaccamento (Bowlby, 1989), e della funzione di holding (Winnicott, 1986).
Sull'altro piatto della bilancia, abbiamo però la potenza della creatività infantile, unica vera arma in grado di contrastare le paure evocate dal buio. Ecco allora il valore educativo e rassicurante della fiaba, potente oggetto transizionale in grado di creare un ponte tra il bambino e i genitori prima della separazione per andare a dormire.

Nell'introduzione, la piccola Fantasia è emarginata nella grotta: “la solitudine la spinse a cercare un rifugio, all’inizio. Successivamente, si rese conto che il suo nascondiglio era diventato la sua casa.”
Questo nascondersi agli occhi del mondo, ma soprattutto nascondersi in sé stessi, mi ha fatto pensare a Kafka e al suo racconto “La tana” (1970). Il pericolo nell'alzare troppe difese protettive è quello di sconfinare nella solitudine e nella paranoia.
Analizzando nel dettaglio alcuni racconti, vediamo come la pera Perfettina sia una metafora del narcisismo, del divario tra io ideale e io reale:
“Quando capì che la vita reale, nonostante il dolore, era meglio di un sogno rarefatto, tentò di tornare indietro, ma non ci riuscì e così si ritrovò prigioniera del suo stesso desiderio.”
Nel “sortilegio della malvagità” leggiamo: “la verità era che si parlava tanto di questo essere onnisciente, ma mai nessuno l’aveva veramente visto e proprio per questo non se ne conosceva il volto.” Sono immediati i richiami al “Mago di Oz” di Frank Baum (1986) e quindi la paura verso l'estraneo, la diversità e l'ignoto.
Tematiche riprese ed esorcizzate nel “Principe Arcobaleno”, dove si parla di uguaglianza, e integrazione, cercando di superare l'eterno razzismo basato sul colore della pelle:   
Io sono il principe Arcobaleno e i colori del mondo sono dentro di me. L’armonia della diversità mi dà il potere di poter cambiare colore e la mia pelle si ciba della bellezza del
mondo. Viaggio dal nord al sud, dall’est all’ovest perché io possa insegnare agli uomini ottusi come lei, mio sire, a rispettare e ad amare il prossimo per la luce e il colore che porta nel mondo. Che valore avrebbe il suo regno se tutti i fiori fossero bianchi o sbiaditi? Nessuno! E con il passare degli anni vi stanchereste anche di guardarli. La vastità di scelta dà curiosità ai vostri occhi!”
E ancora troviamo una realistica analisi caratteriologica nella fiaba di Mirta, dove un'educazione troppo rigida e basata sulle punizioni conduce a sviluppare bassa autostima e senso di colpa esagerati.

Mi piace terminare questa recensione con la storia dell'orco cattivo che poi, a vedere bene, così cattivo non è. Possiamo trovare collegamenti con il problema del bullismo. Sappiamo che i bambini prepotenti sono a loro volta maltrattati a casa, non sono sereni e sfogano questo disagio sui più deboli. La necessità poi di fare branco e costruirsi un'immagine da duro agli occhi dei compagni, spiega le origini di un comportamento violento. Sappiamo però che spesso dietro questa maschera si nasconde un animo sensibile che non ha potuto esprimersi, come il personaggio descritto da Caterina.

“Da allora l’Orco, senza vergognarsi, coltivò un giardino pieno di margherite, tulipani, rose, ciclamini, violette, gigli. In tutta la foresta, gli animali iniziarono a muoversi in branchi per far visita al giardiniere che intorno alla sua casa aveva creato meraviglie. E chiunque passava da quelle parti s’inchinava, sicuro che in una casa dal giardino tanto bello non poteva che vivere una brava persona.”



Bibliografia

Baum L. F. Il mago di Oz. Fabbri Editori, Milano, 1986.
Bowlby J. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento. Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989.
Kafka F. Racconti, a cura di Ervino Pocar. Mondadori, Milano, 1970.

Winnicott D. Il bambino deprivato. Raffaello Cortina Editore, 1986.


Recensione ad opera del dott. David Palazzoli Biografia