lunedì 14 dicembre 2015

Storie vere: Amori sbagliati.

Non è bella, né particolarmente simpatica. Non ama i luoghi affollati, e le cene improvvisate. Non è credente, e detesta le smancerie.
Maria è una ragazzina anonima, priva di qualsiasi slancio emozionale.  Nessuno tiene in considerazione la sua opinione,  è sua madre a reggere i fili della sua vita.
La sua esistenza è semplice, un ripetersi continuo di anonimi gesti... fino a quando il suo talento non si rivela. Mani Pinte, la chiama la mastra sarta, Mani pinte, la chiamano le giovani spose a cui lei realizza vestiti da sposa. La sua bravura è conosciuta in mezza Italia, la delicatezza dei suoi gesti è cosa risaputa, è determinata quando acquista stoffe e accessori, solo allora Maria sa essere se stessa, sa scegliere senza l'intervento materno.

Non piace alle potenziali suocere, tanto meno alle potenziali cognate. Le donne la considerano presuntuosa e quando scorrazza in auto per le vie del paese, alla stregua degli uomini, Maria viene detestata, la gente è convinta che farà una brutta fine, cosa ci si può aspettare da una donna del
genere?

Impara a dire no a sua madre e lo fa quando si innamora di Davide. Entrambe le famiglie detestano quell'unione, nata tradendo il cuore di una giovane e futura sposa invaghita dell'arte sartoriale di Maria. Uno sguardo attraverso lo specchio è fatale per entrambi, travolti da una passione incontrollabile decidono di sposarsi, infischiandosene di costruire la loro felicità sulle macerie di un cuore trafitto.
Sono felici, viaggiano. Ridono tanto. Lei lavora, è invidiata, è economicamente indipendente. Non ha più bisogno della guida di sua madre, sa gestire da sola lavoro e patrimonio. Lui lavoricchia, non ha né arte e né parte, solo una piccola casa che ristruttura con i soldi della moglie.

Maria è detestata sia dalla suocera sia dalla cognata, ogni occasione è buona per ferirla, per sottolineare il fatto che occupa il posto di un'altra, che è un'infiltrata, una poco di buono dal ventre sterile, punita da Dio, per le sue malefatte. Maria non si lascia toccare da certe cattiverie, non risponde neanche a certe provocazioni. E' felice, almeno fino a quando Davide diventa irrequieto. Non avere figli gli pesa, la loro storia d'amore non è cresciuta, non si è evoluta, non ha fatto un salto verso il futuro,  resta fissa, statica in mezza al loro sentimento.

Iniziano i viaggi della speranza, tra medici e santi, tra santoni e talismani. Lei, riluttante, si trascina dietro al marito, detesta perdere tempo in sciocchezze, ha tanti impegni lavorativi e vorrebbe portarli a termine. E poi, ne sente di cotte e di crude, vorrebbe ridere in faccia a chi le consiglia pietre magiche e infusi miracolosi, ma il marito è seriamente preso dal dilemma. Decide  di non ferirlo. Tra tutti, qualcuno dovrà pur rispondere, pensa Maria. E' profetica. A darle un risultato certo è la scienza: Davide è sterile. Nell'anonima camera d'albergo, in cui i due pernottano durante i viaggi per i controlli clinici, Davide le chiede di mentire, di dire che lei è quella sterile. Maria ride, ride di gusto, si sganascia dalle risate, tanto da cadere dal letto dov'è seduta.
"Non lo farò mai, mai perché non vedo l'ora di vedere la faccia di tua madre e quella di tua sorella quando gli dirò che Dio ha punito te e non me".

Maria prova soddisfazione quando le due donne balbettano in cerca di una soluzione. Maria ride, mentre suo marito diventa ancora più "piccolo", trasparente di fronte alla sua immagine, non sono uguali, non lo sono mai stati. Provano a ricucire i rapporti, ma non ci riescono. Davide soffre. Vuole un figlio più di qualsiasi cosa al mondo.  Maria è sollevata, anche lei vuole un figlio, ma l'idea di non essere sterile e di poter, finalmente, ribattere alle cattiverie della suocera non le fanno notare che si sta allontanando dall'uomo che ama.

La convivenza risulta insopportabile, Maria va via. Vende ogni cosa,  mentre sua madre, la suocera e la cognata le strisciano ai piedi, la supplicano di riflettere bene.

Acquista una piccola casa in un paesino di montagna e si trasferisce. Ricama, fa riparazioni sartoriali, non ha problemi economici, non vuole più realizzare abiti d'alta sartoria, chiude con il passato, per sempre. Si innamora una seconda volta, un sentimento molto più maturo del primo, emozioni diverse, nessun progetto di continuità, vuole vivere alla giornata. Lui è d'accordo, fa il commesso viaggiatore, non potrebbe stabilirsi lì da lei.
Quando l'amico/amante muore, viene a saperlo sei mesi dopo, per caso. A chiamarla è la figlia di lui, ha trovato il suo numero sull'agenda del padre, lei sta riscuotendo le somme che alcuni clienti devono all'uomo e di conseguenza alla famiglia in lutto. La ragazza precisa che non riesce a capire perché suo padre ha inserito, sull'agenda, il nome di dodici donne di dodici paesi diversi senza segnare la somma da riscuotere o la merce da consegnare. Maria è trafitta da una verità gelida che le spacca il cuore.

Ormai anziana decide di assumere una badante, che possa occuparsi della casa e un giorno anche di lei. La donna è sposata e aspetta un bambino. Quando la piccola Fatima nasce, Maria riprende a cucire. Cuce solo per la bambina, le realizza abiti con cui lei può giocare e travestirsi. Le cuce i vestiti per la recita, per carnevale, per ogni occasione.
Per la prima volta in vita sua Maria si sente amata per quella che è.
Lei non ha mai veramente voluto diventare madre, ma fare la nonna le calza a pennello.

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