mercoledì 28 ottobre 2015

Il valore di un ricordo.

Da bambina accompagnavo mia madre a far visita ai defunti, non solo nel mese di novembre ma durante tutto l'anno. C'era sempre un motivo "valido" per andare dai nonni e dai parenti che ormai non ci sono più, un anniversario, un compleanno, una splendida giornata di sole che ci consentiva di fare la lunga strada da casa al cimitero a piedi, senza temere di essere sorpresi da un temporale. Si accodavano mia zia con i figli, i miei fratelli e le mie sorelle, e anche se noi bambini eravamo consapevoli che una volta valicato il cancello d'ingresso bisognava stare in silenzio e mostrare rispetto, la visita al cimitero diventava una sorta di festa, un incontro tra noi bambini e un mondo che ci "spaventava" e al contempo ci affascinava.
Una volta "salutati" i nonni e aver pulito i vasi per i fiori (facevamo a gara per chi dovesse andare alla fontana a riempire l'acqua), io, mia sorella e mia cugina ci allontanavamo dalla cappella di nonno, e andavamo in giro lungo i corridoio sul lato "vecchio" del cimitero, laddove erano sepolti "gli antichi" (Così chiamavamo i defunti che avevano combattuto la guerra e che erano morti da così tanti anni da convincerci di non essere mai esistiti). La cosa che ci attraeva era la storia di ognuno di loro, volevamo sapere, cercavamo sulle lapidi qualcosa che ci raccontasse il loro vissuto che ce li rendesse più "vivi", del tipo:"siamo esistiti per davvero". 
C'erano delle regole, naturalmente. Non potevamo entrare nelle cappelle crollate e abbandonate allo sfacelo e dovevamo farci trovare al cancello d'ingresso prima delle cinque, altrimenti i preparativi del banchetto serale, che al calar del sole "animavano" le anime dei defunti, i quali abbandonavano le tombe per preparare la cena, ci avrebbero sorpresi costringendoci a rimanere, per sempre tra i morti. Non avevamo orologi, eppure sapevamo perfettamente quant'era il momento di andar via, prima che le posate, adagiate sul tavolo del cimitero, tintinnassero e il suono si propagasse tra i corridoi in cui noi tre correvamo, per sbirciare, di ritorno a casa, dalla finestra dell'ossario e vedere qualcosa di macabro che ci desse il brivido dell'orrido.
Sembra sciocco, ma "vivevamo" il cimitero e avevamo imparato a conoscere alcune persone: la suora mia omonima, la cugina di mamma, bellissima e morta giovanissima, la mamma che sopraffatta dalla disperazione ha portato con sé, in maniera atroce i suoi bambini, i reduci di guerra morti di vecchiaia, la bambina morta di SIDS, il giovane suicida per amore, e insieme alle persone le cose: il cipresso alla scalinata, la fontana vicino alla cappella di nonno, la finestra, rotta dell'ossario, la scalinata con il corrimano, la cappella crollata dove riposano i bisnonni, il corridoio a destra che conduceva (ora non più) al secondo cancello.

E tutto questo mi ha insegnato che la vita e la morte camminano insieme, che non dobbiamo temerla ma rispettarla, che ci sono luoghi che assumano il significato che noi gli diano... eppure stamane mi sono resa conto che tantissimi bambini non visitano il cimitero, che tanti genitori non li portano, convinti di proteggerli. Mi chiedo: da cosa?

martedì 6 ottobre 2015

Letti con mia figlia: Dov'è Alice di Stefania Siano

"Avevi bisogno di tempo, dovevi trovare tu la strada dei ricordi, io ti ho dato solo gli strumenti adatti."
Mi metto in ginocchio sul letto e chiudo il diario.
"Perché mi stai parlando allora?"
"Il Dottor Z ha capito che stai ricordando e non abbiamo più tempo."
"Più tempo per cosa?"
"Arianna dobbiamo tornare indietro, dove tutto ha avuto inizio.."


Prezzo ebook: € 1,49
Prezzo cartaceo: € 10,00
Pagine: 124
Genere: Fantasy
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 7 Aprile 2015

Arianna vive a Città dei Sogni e adora sua sorella Alice, una bambola di porcellana capace di parlare e pensare come un essere umano che suo padre ha costruito per lei quando era ancora una bambina. Un giorno Alice scompare misteriosamente, suo padre non le dà alcuna spiegazione e non sembra interessato a cercare la sua sorellina, ma Arianna non si dà per vinta: assieme ai suoi amici Lea e Leo e al suo pupazzo di infanzia il Signor Bianconiglio, decide di partire alla ricerca di Alice; per farlo dovrà attraversare il caos di Paese Sogni d’Oro, il grigiore di Periferia Dormiveglia, la Discarica dei Ricordi e il Distretto Risveglio. Arianna dovrà capire da sola qual è la strada giusta da seguire: dare retta al Dottor Z, un individuo mascherato, vestito da prestigiatore che cammina sui trampoli e che sembra sapere tutto di lei o fidarsi dei consigli del Signor Bianconiglio? Arianna non lo sa, ma l’unica cosa che può salvarla è trovare una risposta alla domanda: “Dov’è Alice?”


Ho acquistato questo ebook convinta che sarebbe stato una piacevole lettura di intermezzo, "leggera", da condividere con mia figlia, ma non avevo capito quanto mi fossi sbagliata. 

Per la prima parte del libro la lettura è "sbarazzina", si conoscono i personaggi: Arianna, i due gemelli Leo e Lea e come "ombre" in secondo piano, i genitori di Arianna e Alice, la bambola perfetta, diversa da qualsiasi altro esemplare perché capace di fare tutto, ma proprio tutto, persino ribellarsi. In questo ventaglio di presentazioni ogni tanto spicca anche la madre dei gemelli, tutt'altro che simpatica. 
Il mondo intorno ad Arianna è meraviglioso, Città dei sogni è idilliaca, la Siano ha tratteggiato ogni piccolo particolare: dai mezzi di locomozione, alla moneta di scambio, dalle abitazioni alle zone periferiche. 
Arianna cresce, diventa una fanciulla e soffre. Alice è scomparsa ormai da troppo tempo e nessuno la cerca, suo padre è evasivo (meglio definirlo indifferente), sua madre non è facilmente rintracciabile (I genitori dopo continui litigi si separano). Tra magia e realtà, sogno e finzione, Arianna prende lentamente consapevolezza del fatto che Alice non verrà cercata da nessuno, la scossa arriva dal Signor BianConiglio, un peluche che si ritrova a non avere un orecchio a causa della lotta, finita male, tra le due sorelle (e fa tanta tenerezza "vedere" Alice tentare di ricucire l'orecchio del peluche e non riuscirci, pur di far ritornare il sorriso sul volto della sorella). 
Arianna inizia il suo viaggio, seguita a ruota dai gemelli Leo e Lea (che litigano in continuazione tenendo alto il ritmo della narrazione) e un susseguirsi di eventi, di incontri e di "ritrovamenti", l'aiuteranno a capire la verità. 

Dov'è Alice è un romanzo dalle due facce, di primo acchito inganna facendo credere al lettore di star leggendo una semplice fiaba, dai toni bassi, dove la strada è burrosa, e dove non si inciampa spaccandosi i denti. Arrivati alla discarica dei sogni (amerete il guardiano e il suo modo di dare indicazioni "stradali"), e catapultati nei flash back, si intuisce che la storia ha un substrato, un valore intrinseco che fa sanguinare il cuore. I silenzi del papà di Arianna, quello che sembra menefreghismo, l'allontanamento della madre, i ricordi "perduti" della bambina, tutto ha un perché per nulla banale, anzi rivelatore.

Consiglio vivamente di leggere questa storia fantastica dal forte impatto emotivo, per certi versi, soprattutto per un percorso emozionale, mi ha ricordato il film "Intelligenza Artificiale", lo stesso senso di smarrimento, la stessa potenza della ricerca. 
Un'opera prima che merita di essere letta.


Nonostante il tema sia impegnativo, ho letto la storia a mia figlia di cinque anni che l'ha molto apprezzata. Non nego che su alcune cose si è commossa e che altre hanno avuto bisogno di spiegazioni più approfondite. Come scritto sopra, all'inizio della storia gli eventi sono delicati, l'ambiente descritto abbastanza familiare, quindi la scoperta di una verità più profonda è avvenuta gradualmente e l'abbiamo vissuta insieme e condivisa.